Il Tirreno

Livorno

La Provincia è ancora in piedi «Ma sarà un 2013 tormentato»

di Juna Goti

Il presidente ripercorre le tappe dell’ultimo anno di tagli e incertezze Solo rimandata la discussione sul futuro dell’ente: risultati e preoccupazioni

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. È l’anno delle province che dovevano già essere formalmente sparite, che in realtà ci sono ancora e che forse non ci saranno più. È l’anno dell’incertezza, come ha ripetuto il presidente Giorgio Kutufà che ieri mattina ha riunito a Palazzo Granducale la sua squadra di assessori per tracciare il consueto bilancio di fine anno dell’amministrazione.

«L'anno che sta per finire - esordisce – è stato profondamente segnato da alcuni provvedimenti governativi, in particolare quelli sul riordino delle Province e sulla spending review, che hanno caratterizzato l'attività dell'ente nel segno dell'incertezza istituzionale e del drastico taglio alle risorse». Anche se il riordino è stato, di fatto, rinviato di un anno, la gestione del 2013 preoccupa amministratori e dirigenti. «Imboccheremo un altro anno tormentato – avverte Kutufà – ci sono stati confermati tutti i compiti senza avere la possibilità di svilupparli. Mi auguro che il prossimo governo non imbocchi una scorciatoia, come ha fatto quello dei tecnici: pensi sia al risparmio che all'efficienza, con un riordino a tutto tondo del sistema Paese, coinvolgendo le autonomie locali. Il governo – allunga l’occhio – guardi anche alle Regioni e ai Comuni, che da soli sono più di 8mila…».

Botta e risposta con Cosimi. A chi gli fa notare che pochi giorni fa il vicino di Palazzo, il sindaco Alessandro Cosimi, ha detto senza giri di parole che le provincie «vanno tutte abolite», Kutufà cerca di rispondere con diplomazia. Alza il sopracciglio, borbotta col vice, Fausto Bonsignori. «Cosimi – risponde – avrà parlato nella veste di presidente di Anci Toscana. Da tempo c'è una divisione tra Upi e Anci, che sostiene il superamento delle Province. È sbagliato, ci sono politiche di area vasta che non possono essere affidate a Comuni e Regioni. I Comuni sono già in affanno a svolgere i compiti attuali e ne vorrebbero altri?».

Capoluogo e delusioni. È a questo punto che il presidente si toglie un sassolino dalla scarpa: «La scelta del capoluogo ha effetti diretti importantissimi. Confesso che sono deluso dalla risposta tiepida di una parte di Livorno». E cita «classe dirigente, alcune associazioni di categoria ed enti». Come la Camera di Commercio, a cui Kutufà si era già rivolto con tono polemico qualche giorno fa dopo il mancato invito - poi recuperato - a un dibattito.

Il bilancio dell’ente. «Ma nonostante le difficoltà - rivendica il presidente - l'amministrazione ha svolto tutti i suoi compiti». Cita il pubblico impiego, gli aiuti ai disabili e al Mascagni, «che se ha il prestigio che gli viene riconosciuto lo deve anche al milione e mezzo di euro che versa la Provincia». Poi le opere pubbliche, in particolare gli interventi lungo la costa: ripascimento di Marina di Cecina (appalto da 6 milioni di euro) e progetto esecutivo per Baratti (un milione e mezzo di euro) approvato ieri dalla giunta. Le società partecipate, come Ealp e Provincia Sviluppo, «chiuderanno il bilancio in equilibrio», ma la Provincia batterà in ritirata da realtà come Leonardo Irta, Aiccre, Lega delle autonomie.

Turismo. Ecco le note dolenti. La prima è il turismo. «È stato un anno trascorso con qualche segno meno», ammette Kutufà. In tutta la provincia gli arrivi turistici hanno fatto registrare un -6%. Se si considerano le presenze, ovvero le visite con pernottamento, il calo è stato dell'1,5%. Il presidente dà la colpa alla crisi e sforzandosi di essere ottimista dice che «comunque il territorio ha retto: siamo al secondo posto per presenze in Toscana, al decimo in Italia. Abbiamo retto alla soppressione degli Apt mantenendo una rete di venti uffici di accoglienza. A Livorno la sede aperta con la collaborazione del Comune in via Cogorano ha registrato 250mila visite. Poi abbiamo aperto l'osservatorio provinciale delle destinazioni turistiche».

Lavoro. Ma il dolore più grande resta il lavoro. Kutufà parte dalla scuola. Rivendica l’ampliamento dell'offerta a studenti e famiglie con la richiesta di aprire un liceo sportivo alle Enriques, dopo il liceo coreutico al Classico e l'alberghiero a Piombino. Poi snocciola qualche numero: 714 voucher aziendali (376.993 euro), 47 voucher post-laurea (157.508 euro), 1.344 voucher attraverso il catalogo provinciale dell'offerta formativa (613.911 euro), 225 tirocini (552.777 euro). Si dice soddisfatto quando cita il rapporto del Censis secondo cui «il 90% di coloro che hanno frequentato della Provincia hanno manifestato entusiasmo e il 30% ha trovato un lavoro». Un aggancio per chiudere il suo intervento leggendo la lettera di ringraziamento di un genitore. «L’investimento migliore – si lancia – è su quel monumento che sono i nostri figli.Non si può accettare che stiano in panchina». Ma il fronte dell'occupazione resta drammatico. Lo dice la lunga lista di citazioni del presidente, che apre con un «pensiero» ai lavoratori della Lucchini, oggi commissariata.

Il bando. «In questi giorni – fa sapere – abbiamo pubblicato un bando anti crisi da 1,5 milioni che riguarda cassaintegrati e lavoratori in mobilità. Il pensiero, ahimè, va agli operai De Tomaso: la cassa scade a luglio, l'assessore regionale Simoncini ha prospettato la possibilità di cassa in deroga». Ma per ora si parla solo di possibilità. «Il soggetto che si aggiudicherà il bando – chiude – avrà un premio per ogni persona che riuscirà a ricollocare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web