Gioco
Se Babbo Natale si chiama Caritas...
Centinaia di famiglie bussano alle parrocchie anche per i regali dei bambini. «E sono sempre di più quelle livornesi»
LIVORNO. Via Giolitti, Shangai: locali della parrocchia dove fino a qualche mese fa erano attive le ormai famose suorine. Centocinquanta famiglie, quasi tutte livornesi, arrivano con i loro figli di tre, quattro, cinque, ma anche dodici anni per un babbo Natale speciale, quello della Caritas. Piazza di Montenero, lato opposto della città, in tutti i sensi: 240 famiglie, quasi tutte livornesi, arrivano con i propri figli per ricevere un pacco particolare insieme a quello alimentare che viene distribuito ogni mese dalla parrocchia.
Le due fotografie, quasi identiche, location a parte, le hanno scattate suor Raffaella Spiezio, presidente della Fondazione Caritas, e don Luca Giustarini, parroco di Santa Maria delle Grazie, e raccontano più di mille parole il Natale di una parte della città ai tempi della crisi. Una parte di città che molti non vedono, ma che c’è e che continua a crescere, giorno dopo giorno, mese dopo mese. «Questa estate erano 220, ora sono 240 le famiglie che si presentano ogni mese qui, nel piazzale del Santuario, per avere pane e pasta, latte, zucchero e sugo di pomodoro, omogeneizzati e pannolini per chi ha i bambini», racconta don Luca. «Vengono al gruppo di ascolto che abbiamo aperto di recente e ci raccontano i loro drammi. Gente di 45 anni che ha perso il lavoro, che ha chiuso la ditta, che non riesce ad arrivare a fine mese. Fino a due, tre anni fa erano quasi tutti stranieri, oggi sono quasi tutti livornesi. Noi proviamo ad aiutarli con le offerte che raccogliamo nella cassetta della chiesa e gli paghiamo le bollette, l’affitto, le scadenze».
Alla Caritas di Torretta nel 2012 è andato a seccarsi interamente il fondo solidarietà e famiglia: erano 45mila euro che sono stati spesi interamente per aiutare le persone in difficoltà. «Purtroppo sappiamo bene che quei soldi spesso non risolvono il problema di chi non riesce a pagare la luce, il gas, l’acqua, il canone di locazione, perché alla fine rimandano al mese dopo la questione e noi non possiamo pagare ogni mese le bollette alle stesse persone ma cerchiamo di aiutarne il più possibile».
Il numero di chi bussa alle porte della struttura di Torretta sta crescendo. «Il trend è lo stesso in tutta la città qui, come nelle altre Caritas parrochiane e racconta un raddoppio di richieste da parte di cittadini italiani», continua suor Raffaella. «Da noi si rivolgono soltanto le persone che non appartengono a nessuna parrocchia e teoricamente soprattutto forestieri, ma nell’ultimo anno anche qui sono salite a dismisura le richieste di aiuto da parte di livornesi. Erano il 20 per cento dei nostri frequentatori, nel giro di questo 2012 sono diventati il 40 per cento».
Una stima esatta non è possibile, viste le numerose associazioni che oltre a quelle religiose, sono attive nel sociale. Ma una cosa è chiara: la preponderanza degli stranieri sui livornesi non esiste più.
Il dramma di questo pezzo di città, in questo periodo assume un sapore ancor più triviale. E’ per questo che la Caritas diocesana, così come quella di Montenero hanno organizzato due feste particolare. Una di queste è andata in scena alla chiesa di Shangai, dove per due mesi i volontari di Torretta insieme al negozio Baby Bazar di Stagno hanno raccolto giocattoli nuovi e usati da consegnare ai bambini di famiglie meno fortunate. La stessa iniziativa che la Caritas ha messo in piedi insieme alle volontarie vincenziane e all’ordine di Malta a Montenero distribuendo regali a 240 bambini.
@giucorsi
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