Gioco
“Repetita Juvant?” Cinema, tv e musica nel segno della serialità
LIVORNO. Lavorare in serie, agire in serie, pensare in serie. La vita dentro la macchina della persuasione, che fa sorgere una domanda: “Repetita Juvant?” Locuzione latina scelta come titolo di un...
LIVORNO. Lavorare in serie, agire in serie, pensare in serie. La vita dentro la macchina della persuasione, che fa sorgere una domanda: “Repetita Juvant?” Locuzione latina scelta come titolo di un evento che è in corso e oggi si chiude al Teatrofficina Refugio. E’ un microfestival sulla serialità nell'arte, ma se vogliamo anche un piccolo esperimento sociologico sul modo in cui le persone riproducono abitudini e scelte dalle quali poi quanto si apprende è tutto da verificare. E allora? Incontri, proiezioni, concerti, teatro e mostre per ripensare il concetto di seriale. Tutta una serie di appuntamenti spezzati in 3 parti, come i giorni del festival, per lasciare in sospeso il pubblico e poi verificare chi tornerà per seguire fino alla fine gli appuntamenti scelti. Ogni parte sta in piedi da sola, ma ha bisogno della seguente per costruire una storia e non andare fuori tema, giacché la parola seriale indica una successione ordinata di cose, persone, fatti che ha un inizio e una fine. L'arte è sempre stata di natura seriale, ma è davvero la modalità giusta di concepirla e fruirne? Ai presenti l’ardua sentenza, secondo il calendario odierno degli appuntamenti: si parte alle 17.30 con la conferenza sulla serialità nel cinema a cura di Federico Frusciante, eroe livornese dell'anticritica cinematografica. Alle 18.30, quindi, il terzo episodio del serial televisivo britannico “Black Mirror”, dedicato al mondo tecnologico e al progresso. La sera, invece: “Cofanetto Crestacci” in “The Walking Dead”, di Michele Crestacci; il pianista Claudio Laucci con la versione swing di un pezzo di Erik Satie, accompagnato da Boschi e Cavalli, e poi il film “Death Note”, tratto dal manga. Permanenti le mostre fotografiche di Paolo Ciriello e Gianluca La Bruna e i quadri di Fabrizio Del Moro. E poi cocktail numerati in serie e rulli visivi e audiovisivi in sequenza a cura del Teatrofficina Refugio.
Dario Serpan
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