Gioco
«Altolà ai cori e saluti fascisti» Partigiani, denuncia in Procura
Nel mirino il comportamento di un gruppo di tifosi veronesi nel match allo stadio di Livorno Dall’Anpi un esposto come parte offesa: non sono goliardate, si vuol preparare un clima politico
LIVORNO. «Smettiamola con quest’idea che bisogna abituarsi a vedere gente che sfila facendo il saluto romano o intonando cori fascisti: non è una cosuccia da niente né una ragazzata. Bisogna dare l’altolà a quest’apologia strisciante del fascismo, a quest’istigazione all’odio razziale. Noi l’abbiamo fatto: il nostro esposto-denuncia è questo». Lo stato maggiore dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, parte da qui per dare conto delle ragioni che l’hanno spinta a dichiararsi «parte offesa del reato» riguardo all’atteggiamento di una parte della tifoseria ospite durante il match Livorno-Verona del 19 ottobre scorso.
«Il comportamento di questa fascia di tifoseria veronese – dice Gino Niccolai, segretario dell’Anpi provinciale – è finito su tutti i giornali perché hanno offeso la memoria del calciatore amaranto Piermario Morosini: un gesto per il quale non ho aggettivi, non possono che lasciare di stucco gli insulti a un giovane morto su un campo di calcio».
Ma tutto questo è stato solo l’”antipasto”, secondo l’Anpi: «Quel che rischia di passare sotto silenzio, come fosse solo una buffa abitudine coreografica o una goliardata tipo sfottò fra tifoserie, è il fatto che da parte di un gruppo di veronesi si sia organizzata una chiara manifestazione filo-fascista: sugli spalti di uno stadio sì, ma questo non toglie nulla al fatto». Niccolai aggiunge: «Lo so bene che queste cose avvengono anche in altre città e in altri stadi: inutile dire che noi ci siamo mossi per questa vicenda avvenuta a Livorno».
L’esposto-denuncia porta la firma, a nome dell’Anpi, del presidente Vittorio Cioni e del segretario Gino Niccolai: l’ha presentato l’avvocato Gabriele Rondanina, segnalando che il comportamento di una frangia della tifoseria veneta è stato «premeditato» e compiuto «da un gruppo organizzato»: modalità di preparazione e di azione riguardo alle quali – è scritto nella denuncia – «è possibile riferire le riflessioni e le valutazioni che la Corte di Cassazione ha effettuato nei casi in cui ha riconosciuto il reato di apologia del fascismo».
L’Anpi livornese vuol dare uno stop a questa deriva “nostalgica”: nel mirino – spiega Mauro Nocchi, esponente Anpi – sono anche «fatti come l’allucinante raduno a Predappio con gruppi di camicie nere che sfilano facendo il saluto romano nel 90° anniversario della marcia su Roma» oppure i blitz dell’estrema destra «a Roma o a Pontedera».
I partigiani livornesi sottolineano che «su quest’episodio sta indagando la magistratura». GiovanniLaterra avverte che «il nostro compito è non lasciare soli i giudici». Per questo motivo, come ricorda Niccolai, l’Anpi si è dichiarata parte offesa così da essere informata di ogni passaggio delle indagine, incluse eventuali richieste di archiviazione (e comunque già preannunciando l’intenzione di costituirsi parte civile).
C’è anche una intenzione pedagogica, sottolinea Laura Bandini: «Una parte di questi tifosi sono giovanissimi, vorremmo che il nostro intervento li spingesse a interrogarsi su quel che fanno, sul significato vero che c’è dietro quel saluto romano o quel coro fascista, sulla distorta idea di civiltà e di convivenza civile che propugnano». E Niccolai rincara: «No, il silenzio non è affatto d’oro: bisogna rompere questa cappa di abitudine, bisogna dire un no chiaro al fascismo».(m.z.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google