Natale con lo sfratto per venti famiglie
Brutta sorpresa per i residenti della ex stazione San Marco. Il giudice conferma: devono lasciare le case delle Ferrovie
LIVORNO. Pandoro? Panettoni? Macché. A San Marco il Natale ha il sapore amare dello sfratto. Le venti famiglie che abitano nelle case dell’ex scalo ferroviario sotto l’albero quest’anno hanno trovato un regalo che non avrebbero mai voluto ricevere: il giudice ha confermato lo sfratto che le Ferrovie dello Stato avevano dato loro nel 2008. Una causa, durata 4 anni, che s’è conclusa qualche settimana fa con una sentenza del tutto inattesa.
Per la giudice, la dottoressa Emilia Grassi, la documentazione presentata dagli inquilini, 19 famiglie assistite dall’avvocata Michela Paoli, non è sufficiente a dimostrare il vincolo contrattuale tra loro e le Ferrovie. E per questo il giudice ha ordinato ai residenti il rilascio dell’immobile, cioè di liberare le case. Oltre al danno, la beffa: gli inquilini dovranno anche pagare le spese processuali, circa tremila euro in tutto. Eppure, dicono gli abitanti, loro ne hanno prodotti di documenti: carte accumulate negli anni in cui le Fs hanno detto tutto e il contrario di tutto.
Il dramma di 20 famiglie. «Ma ora noi, dove andiamo? Chi ce li dà i soldi?», dicono disperati gli inquilini. Un colpo durissimo quello ricevuto: prima l’illusione di poter comprare la casa dove hanno vissuto una vita, come dipendenti delle ferrovie, pagando un affitto irrisorio. Poi, l’asta quindi lo sfratto. Con il rischio di dover davvero lasciare in tempi relativamente brevi la propria abitazione, e con l’incognita su dove andare. Dopo anni di battaglia, infatti, le famiglie si sono viste tagliate fuori anche dalla possibilità di comprare quelle case, cosa che era l’aspirazione un po’ di tutti. Non va dimenticato che non si sta parlando di famiglie abbienti, ma di gente che vive senza lussi. Per non parlare di alcune situazioni più disagevoli. Lo fa notare l’avvocata Paoli: «Ci sono famiglie che vanno avanti con i sussidi, altre in cui ci sono anziani, bambini e anche disabili con gravi problemi, che non possono uscire di casa. «Io spero che le Fs si mettano una mano sul cuore - dice la legale Paoli - anche perché questa altalena di provvedimenti che c’è stata negli anni ha creato solo confusione».
Un po’ di storia. Tanto per cominciare, nel 1994 parte un censimento, fatto dalle Fs tramite la società Metropolis spa, in cui viene chiesta agli inquilini la disponibilità all’acquisto degli immobili in cui vivono. Le lettere continuano anche l’anno dopo quando Metropolis chiede agli abitanti anche quale modalità di pagamento preferiscano per l’eventuale acquisto. Un’iniziativa che rincuora il residenti: molti di loro abitano lì da decenni, alcuni addirittura dal dopoguerra, e quindi la possibilità di comprare viene vista come una svolta. Passano gli anni e tutto tace. Finché nel 2008, la musica cambia.
Colpo di scena: disdetta del contratto e messa all’asta. Le Fs nel 2008 inviano la disdetta del contratto di locazione che è scaduto e non verrà più rinnovato. La cosa brutta, però, è che nel frattempo è sfumata anche la possibilità dell’acquisto da parte degli inquilini. E per ora, per queste famiglie, non ci sono concrete alternative su dove andare a vivere. Lo evidenzia l’avvocata Michela Paoli: «Il punto, in tutta questa storia, è che nessuno si prende seriamente la responsabilità. E anche il Comune s’è tirata fuori dall’intera vicenda e per ora, nonostante gli appelli della popolazione, non è intervenuta». Nel 2009, il complesso viene messo all’asta, ma nessuno si fa vanti. Cosa che non sorprende, vista la situazione. È allora che scatta la causa civile.
Gli inquilini chiedono i danni. Assistiti dalla Paoli (un’altra residente invece ha come legale Marco Caradonna), gli abitanti dell’ex stazione San Marco decidono di passare all’azione: chiedono 230mila euro a famiglia, 180mila come risarcimento per il danno contrattuale e altre 50mila per quello morale.
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