Il Tirreno

Livorno

Porto, scuola, ospedale Ora la città faccia il salto con l’asticella

di Mauro Zucchelli
Porto, scuola, ospedale Ora la città faccia il salto con l’asticella

«Alt alla livornesità dell’infradito e alle rendite di posizione» Giunta (quasi) al gran completo ma parla solo il sindaco

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LIVORNO. Sulla poltrona di vicesindaco prima Gazzarri, poi Toncelli, quindi Bogi, ora Picchi. A Palazzo civico gli assessorati hanno la porta girevole: esce Lessi e entra (dopo mesi) Cantù, esce Ritorni e entra Grassi che torna fuori dopo 16 mesi. Il valzer di deleghe tocca Picchi, Nebbiai, Bernardo, Bettini, solo per stare alle mosse più rilevanti. Non è un rimpastificio?

Nella conferenza di fine anno il sindaco Alessandro Cosimi prova a rispondere all’interrogativo del cronista appellandosi alla crisi della politica e della forma partito: poteva travolgere tutto altrove e qui invece fermarsi a Stagno? Prende la rincorsa da lontano: dalle pagine di Piero Ignazi (“Forza senza legittimità”). È in frantumi la teorizzazione della fine del conflitto, anzi la crisi sta sbriciolando proprio il ceto medio che è il cuore dell’aggregato sociale. Risultato: se si fanno le primarie si indebolisce il partito (e la sua capacità di dare una bussola), se non si fanno si perde per strada la partecipazione e la fiducia della gente. Come se ne esce? Immaginando una idea di riformismo. Ma, e qui salta fuori Machiavelli: chi sta male vede la soluzione troppo lontana, chi sta bene si vede toccato nei suoi interessi già ora. Tradotto: chi pensa “lungo” non raccoglie consenso...

Solo che qui siamo alle prese con la carne viva di una città sfibrata e in deficit di speranza. «Ecco, – sbotta il sindaco – se c’è un’accusa che non accetto è quella di immobilismo: sulle scelte ci si può dividere, ma eccome se le abbiamo fatte».

Sotto il Ferdinando II che dal maxi-dipinto fiammingo di Justus Sustermans domina il salone chic di Palazzo civico, c’è la giunta schierata al gran completo. O quasi: non c’è il superassessore Mauro Grassi, dimissionario su diktat del sindaco («di lui ho stima ma non si possono raccogliere le firme per candidarsi alle primarie Pd senza avermelo detto»).

Non c’è nemmeno Maurizio Bettini («non fatevi strane idee, è solo febbricitante»). Fatto sta che non parla nessun altro: è un one-man-show, anche se Cosimi sminestra meriti e elogi al lavoro della sua squadra.

Il sindaco non fa l’errore di disegnare un identikit roseo: ammette che sono «drammatici» i numeri dell’Istat (su famiglie, lavoro, salari) ma prova a disinnescare la botta avvertendo che, «nonostante tutte le difficoltà», qui da noi il termometro della febbre presenta dati «migliori della media nazionale».

Da dove si comincia? Dalla trincea caldissima del sociale: prima di tutto la casa. Gli va dato atto del coraggio di partire da una ferita aperta, anche se dimentica per strada il fatto che la nostra provincia ha il record nazionale degli sfratti. Cosa fa il Comune? Consegnati 76 alloggi, 55 li ha dati Casalp nell’ultimo anno, 35 case in costruzione alla Padula, 739 contributi in conto affitti, 2.831 agevolazioni per la Tia scontata. Con una sottolineatura extra: rimasta al palo la richiesta alla Regione di destinare 250 milioni di euro all’acquisto di case invendute.

Ma è sui servizi scolastici che il sindaco si mette il fiore all’occhiello: soddisfatto il 94% delle domande per nidi e materne («soffriamo di successo: la gente non vuole non dico la privatizzazione ma nemmeno la statalizzazione»).

E giù con il capitolo università: la nascita del polo di logistica a Villa Letizia e il centro di ricerca allo Scoglio della Regina sono una idea di futuro che, secondo Cosimi, «rompe con la livornesità dell’infradito e del cazzotto sul tavolo» per «alzare finalmente l’asticella».

Quest’”asticella” ce la servirà in pinzimonio nel menù della conferenza. Nella cultura: anche perché nella nostra città «manca una tradizione di mecenatismo» (ma abbiamo da valorizzare le carte lasciate da Furio Diaz e Aldo Santini). Nei grandi progetti come il nuovo ospedale: Cosimi ripete che «è una decisione sulla quale non si torna sopra» (e, di fronte alla richiesta delle imprese di tutelare il lavoro locale, invita tutti a «fare un salto di qualità»).

Ma vale soprattutto per il porto: per uscire «da vecchie (legittime) rendite di posizione» e spalancare le porte alla modernizzazione. Tanto sul fronte crociere quanto su quello delle “autostrade del mare” («è proprio su questo versante che la primavera araba apre prospettive di sviluppo»). Basti dire che, benché il Prg portuale sia farina del sacco dell’Authority, Cosimi lo mette all’attivo della giunta per il ruolo propulsivo che Palazzo civico ha avuto.

È il nostro porto sull’euro-corridoio Helsinki- La Valletta che dà il destro al sindaco per dire che «non siamo solo la porta della Toscana, siamo la capitale della Toscana sul mare». E chi a Firenze ha orecchie per intendere, intenda...

Si potrebbe aggiungere che la revisione del piano strutturale arriverà «entro fine 2013», che per gli annessi c’è «una soluzione che non è una sanatoria».

Ma se cerca di strologare il futuro, ecco che immagina arrivare qui l’onda lunga dei tecnocrati tipo Monti (ma in salsa Ovosodo): non un episodio ma la costruzione di un blocco sociale di riferimento. E invece la risposta alla crisi può arrivare dal centrosinistra «se per primi incidiamo noi sulla nostra carne viva per non rinchiuderci nella difesa di quel che c’è». È la perestrojka, bellezza: il Pd prova a riformare sé stesso e il proprio stile di governo. Ma Gorbaciov, qui chi è? E ce la farà?

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