Il Tirreno

Livorno

«Ben venga la verifica sul nostro operato»

Lo spettro delle primarie fa avanti e indietro nel salone delle cerimonie del Comune il giorno del bilancio di fine anno. E non solo perché nella guerra fra candidati renziani e bersaniani sono...

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Lo spettro delle primarie fa avanti e indietro nel salone delle cerimonie del Comune il giorno del bilancio di fine anno. E non solo perché nella guerra fra candidati renziani e bersaniani sono saltate poltrone anche in giunta (vedi l’assessore Mauro Grassi, che dopo essersi dimesso alla fine non è riuscito a raccogliere le firme necessarie per scendere davvero in campo).

A fare avanti e indietro nel salone e nelle parole dei presenti è anche quella crepa che si è fatta frattura nei rapporti tra l’amministrazione comunale e il partito, il Partito democratico di Livorno.

La scorsa settimana, nel corso della direzione comunale del Pd, sono state mosse critiche esplicite al timone di Palazzo Civico. Critiche arrivate dall’interno della stessa amministrazione, se si pensa che a pronunciarle per prima è stata la presidente della circoscrizione 1, Daniela Bartalucci, ieri presente all’incontro e seduta proprio davanti al sindaco. «In questa città c’è un giudizio pesantissimo nei confronti dell’amministrazione», aveva detto Bartalucci nelle stanze del partito. E una parte della direzione aveva applaudito.

In quell’occasione, in odor di “processo”, il vicesindaco Bruno PIcchi aveva chiesto immediatamente e con tono polemico una verifica al partito.

Oggi, a domanda precisa, il sindaco Alessandro Cosimi dice che «spero che sia fatta una verifica, la chiederò, non accetto che passi l’immagine di un’amministrazione invisa alla città».

«Sono disposto a discutere i risultati di questa amministrazione ovunque», aggiunge.

Ma il problema non sono solo i risultati dell’amministrazione. Pochi metri più a sud, a Piombino, il partito ha appoggiato la deroga (poi respinta) del sindaco Gianni Anselmi per volare a Roma. A Livorno il giudizio su Cosimi è stato, semmai, motivo di scontro. Poi il malcontento della città tirato fuori in direzione...

Il sindaco si è sentito sfiduciato dal suo Pd? «Sfiduciato no – controbatte Cosimi – sono stato appoggiato. Ma che ci sia una dialettica gridata mi pare sbagliato: alzare l’asticella significa far saltare tutti...».

Subito dopo arriva una sottolineatura sulla difensiva: «Ricordo che questa amministrazione ha chiuso contenziosi del passato che potevano portare a rischi di dissesto». Poi si lascia scappare che «quando mi è stato chiesto di chiedere la deroga ho detto no». Ma chi glielo ha chiesto? «Parlando col responsabile nazionale degli enti locali del Pd mi ha detto: “Poni un problema che non esiste, chiedi la deroga, vediamo come va”. Io ho fatto bene a non chiederla».

Resta quel “problemino” sollevato da Bartalucci. A chi gli fa notare che per strada si ha la sensazione di respirare un giudizio pesante, Cosimi risponde che «c’è una città scissa: ragazzi che smettono di studiare presto e giovani livornesi che insegnano a Princeton. Dei secondi si parla sempre troppo poco. Ma Livorno è anche questa».

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