Sicurezza
Al processo Priami slitta la sentenza
Tre medici indagati per lesioni. Ieri in aula i consulenti Il giudice: «Mi serve tempo». Dubbi sui sintomi da fascite
LIVORNO. L’udienza finisce con il giudice Gabriella Marinelli che chiede «tempo per studiarsi le carte», bacchetta i consulenti per «non aver prodotto niente di scritto» e fissa un’udienza straordinaria per il prossimo primo di febbraio. Forse solo quel giorno, quando saranno passati cinque anni e mezzo dal dramma che è costato un braccio a Daniel Priami, 24 anni oggi, 18 da compiere allora, sapremo se i tre medici imputati con l’accusa di lesioni colpose gravissime potevano salvare l’arto all’ex portiere degli juniores del Cecina calcio.
Ieri in aula è stata la giornata dei consulenti della difesa. All’inizio erano cinque i professionisti indagati, due sono stati assolti dopo aver scelto il rito abbreviato, mentre sono ancora a processo Alessandro Volk, 58 anni, che visitò il giovane diagnosticando la rottura scomposta del braccio destro e ridusse la frattura. Paola Cacialli, 47, che medicò Daniel il 31 ottobre 2006 e l'ortopedico Angiolo Baldetti, 50, che diagnosticò l’intolleranza al gesso.
Al centro delle perizie dei due ortopedici la domanda che dall’apertura del processo rimbalza in aula: possibile per i medici che lo hanno visitato tra Cecina e Livorno capire che all’interno della frattura era penetrato un germe che aveva innescato la fascite necrotizzante degenerata poi in cancrena gassosa? Durante il dibattimento le risposte sono state diverse e spesso contraddittorie.
Quella di Michele Lisanti professore di ortopedia all’università di Pisa sottolinea come: «Fino a dieci anni fa nel 70% dei casi il paziente perdeva la vita. Adesso la percentuale si è abbassata al trenta. Lo scopo di un medico in casi così complessi è quello di limitare i danni anche con gravi perdite». Sui sintomi spiega il docente: «Lei vede un braccio gonfio, dolore ma non ci sono bolle. Ecco perché è difficile accertare la fascite».
Sulle cause che l’hanno innescata ha dato la sua versione l’altro consulente. «Questi tipi di germi si sviluppano con una certa facilità e molte volte non danno esito a una patologia. E difficilmente l'ecografia riesce a trovare la sintomatologia come la risonanza, ma messe insieme possono essere decisive». Gli avvocati Fabio Ungheretti e Massimo Tuticci che rappresentano la parte civile e hanno chiesto spiegazioni e messo in dubbio la versione dei consulenti, hanno ricordato che il diciottenne il 31 «aveva dolore, febbre a 39 e non riusciva a spostarsi sulle proprie gambe».
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