Gioco
«Volevo sparare, ma c’era la mia famiglia»
Parla Papini, vittima del colpo a Montenero: «Ero tornato dal tiro a segno e avevo la pistola addosso»
LIVORNO. «Sono dispiaciuto perché non sono riuscito ad ammazzarli. Avevo anche trovato un escamotage: li ho portati fuori in giardino, dove ho una cassaforte all’interno della quale tengo solo poche cose e dei liquori. Ma come facevo? All’interno della casa, al piano di sopra, c’era un altro o altri due banditi che tenevano in ostaggio la mia famiglia. Avevo paura per loro, non potevo certo mettere a rischio la loro vita. Ma la tentazione, l’istinto, sono stati forti. Avevo la pistola nella tasca del cappotto, ero appena tornato dal tiro a segno...».
Francesco Papini parla in preda alla rabbia. Ha ben impressi nella mente i momenti di terrore vissuti dalla sua famiglia, ostaggio di cinque banditi violenti nella villa di famiglia in via Bernheimer a Montenero. Il medico legale quella sera è rincasato intorno alle 19.40, quando la sua famiglia, la moglie Cinzia Allegranti, la figlia quindicenne e una sua amichetta, erano preda dei rapinatori mascherati già da oltre mezzora. Lui non doveva neanche rincasare - la moglie non lo aspettava per cena - ma poi ha cambiato programma. Ed è stata una fortuna, visto che i banditi hanno detto più volte a Cinzia che avrebbero aspettato il marito e che non sarebbero andati via fino ad allora. Quando ha aperto la porta di casa, lui ha trovato due/tre uomini vestiti di nero, tutti travisati, che lo hanno subito aggredito riempiendolo di botte. Ha ancora qualche livido. «Mi fa un po’ male un fianco, ma niente di che, ora sto bene», dice il medico.
I banditi hanno derubato Papini dei soldi che aveva in tasca e dell’orologio. «Avevo circa settecento euro: li avevo ritirati per pagare l’Imu - racconta il dottore - ma loro volevano che io aprissi la seconda cassaforte». Ma come facevano i banditi a sapere che in casa c’era anche un’altra cassaforte? Forse se lo sono immaginato o forse conoscevano bene la villa. «Io non so come mai, ma loro mi hanno aspettato apposta per questo. Erano convinti che avessi i soldi. In cassaforte c’erano sui 2mila euro». È stato allora che Papini ha immaginato di poter neutralizzare quegli intrusi violenti che avevano violato la sua casa e malmenato i suoi familiari. «C’è stato un momento in cui avrei potuto agire contro di loro - dice il medico - Li ho portarti in giardino, dove c’era la cassaforte esterna. E c’è stato un momento in cui avrei potuto agire. Io ero armato e lo sono rimasto per una ventina di minuti perché loro non se n’erano accorti. Potevo estrarre la pistola, ma mi sono fermato in tempo: ho temuto per mia moglie e per le bimbe».
Papini spiega di avere il porto d’armi per difesa personale e di possedere due pistole: una Smith & Wesson e una Beretta 765. I banditi sono riusciti a rubarle entrambe. «Dopo un po’ si sono accorti che avevo l’arma addosso - dice il dottore - e me l’hanno rubata, l’altra invece l’hanno presa da casa». I rapinatori si sono accorti della presenza dell’arma nella villa perché, come spiega Cinzia, moglie del medico, in una delle camere hanno visto il fodero. E da lì, uno dei cinque ha subito intimato alla donna: «Dammi il ferro», dove la parola “ferro” sta per pistola. Un’espressione gergale usata anche dalla polizia, ma soprattutto dai malavitosi del centro/sud Italia.
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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