Il Tirreno

Livorno

Gallanti: vendo la Porto 2000

di Mauro Zucchelli
Gallanti: vendo la Porto 2000

E sul Piano operativo triennale incassa il sì del comitato. Unico contrario Raugei (Compagnia)

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LIVORNO. Nel risiko delle grandi manovre sulle banchine l’ha spuntata Giuliano Gallanti, presidentissimo dell’Authority. In comitato portuale ha portato a casa l’ok al Piano operativo triennale incassando solo uno “no”: quello di Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale, che nel “parlamenti- no” di Palazzo Rosciano siede in rappresentanza di terminalisti e imprese di servizi.

Dunque ce l’ha fatta a riassorbire qualche mal di pancia fra le imprese (porte aperte a alcune osservazioni e ipotesi di modifica). Ed è riuscito a ricompattare dalla sua parte i rappresentanti dei lavoratori: al contrario, appena una settimana fa Strazzullo (Cgil) aveva premuto sull’acceleratore dell’ok al piano mentre Picchiottino e Marchesini l’avevano bersagliato di critiche.

Proprio dai portuali era arrivato un attacco durissimo al cuore della strategia di Gallanti che punta a espandere gli spazi per le crociere fino a includere l’Alto Fondale (ora in concessione alla Cilp che vi lavora i prodotti forestali): un siluro sparato dallo stato maggiore della Compagnia contro il fatto che per l’Authority sia legittimo ampliare la concessione affidare a una sua controllata, la Porto di Livorno 2000. La contromossa di Gallanti? Nero su bianco l’annuncio che nel prossimo comitato portuale sarà deliberato l’autorizzazione alla vendita delle quote.

A quanto? Lo deciderà il mercato, cioè le offerte che arriveranno. Ma l’interrogativo vero per ora è un altro: quante? L’unica certezza è che l’Authority, attualmente al 72%, scenderà «al di sotto del 50%». Ma al di sotto quanto? Un conto è mettere in vendita il controllo (51%), altra cosa è cedere il 23% per scendere giusto un filino sotto la soglia. Non si dimentichi che la parte pubblica ha in mano per adesso anche l’altro 28%: ce l’ha la Camera di commercio. E se in un passato non lontanissimo l’ente camerale guidato da Nardi si era detto intenzionato a metterlo in vendita, non è detto che questo orientamento sia valido anche adesso. Ed è da capire come le operazioni di vendita da parte dell’Authority possano intrecciarsi con le scelte della Camera di commercio.

Non è un segreto che, intanto, c’è chi rema per vendere sì ma a soci pubblici come la Regione (attraverso una finanziaria) o semi-pubblici come l’Aeroporto di Pisa: l’ha ripetuto con forza, proprio sulle colonne del Tirreno, il presidente della società del porto crociere-traghetti Roberto Piccini.

In realtà, Gallanti sembra orientato ad altro: prima la scelta di un advisor, poi una gara internazionale. E chi ha da offrire offra, sia esso pubblico o privato. Ma può la disastrata finanza pubblica reggere la competizione con i colossi delle crociere che vengono da lunghe stagioni di pingui profitti?

Resta nel menù il fatto che o si trova la quadra su accordi o la gestione operativa rischia di essere difficoltosa. Ma soprattutto – l’ha osservato un imprenditore come GiorgioNeri – c’è da capire come si strutturerà il polo delle “autostrade del mare”, l’unico business merci che sembra tirare. A cavarsela non basterà dire che questa è materia da Prg anziché da Piano operativo triennale...

Comunque sia, il presidente Gallanti gongola: «Abbiamo fatto un passo in avanti sulla strada della coesione sociale». Lo dice attribuendo il documento al «frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto tutti ma proprio tutti i componenti del Comitato». È (paradossalmente ma non troppo) proprio l’Authority a sottolineare che la proposta iniziale è stata «modificata e integrata con molte delle osservazioni» fatte pervenire dai rappresentanti della comunità portuale»: «Molte di esse – rincara la dose il segretario generale Massimo Provinciali – erano ragionevoli e costruttive e le abbiamo recepite».

Lo snodo-clou è la fase di transizione: quando l’escavo dei fondali lo renderà possibile, il trasloco dei prodotti forestali al Molo Italia (e del Tco alla radice della Sponda Est) libererà l’Alto Fondale per le crociere. Ma le love boat ne hanno bisogno subito: la stagione 2013 inizia a primavera. Gallanti ha pensato a una «clausola di salvaguardia» che tamponi l’emergenza, Raugei ribatte con le ragioni del suo no: «Si chiede a un terminalista di cedere parte della propria capacità di accosti in cambio di una clausola che salvaguarda poco o niente:non è un cambio alla pari ma semplicemente a perdere».

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