Gioco
«Avrei voluto ammazzarli, ma non potevo mettere in pericolo la mia famiglia»
Parla Francesco Papini, il medico legale rapinato con la famiglia nella villa a Montenero. Il dottore, che ha il porto d’armi per difesa personale, aveva in tasca una pistola perché era appena rientrato dal tiro a segno
«Sono dispiaciuto perché non sono riuscito ad ammazzarli. Avevo anche trovato un escamotage: li ho portati fuori in giardino, dove ho una cassaforte all’interno della quale tengo solo poche cose e dei liquori. Ma come facevo? All’interno della casa, al piano di sopra, c’era un altro o altri due banditi che tenevano in ostaggio la mia famiglia. Avevo paura per loro, non potevo certo mettere a rischio la loro vita. Ma la tentazione, l’istinto, sono stati forti. Avevo la pistola nella tasca del cappotto, ero appena tornato dal tiro a segno...».
Francesco Papini parla in preda alla rabbia. Ha ben impressi nella mente i momenti di terrore vissuti dalla sua famiglia, ostaggio di cinque banditi violenti, lunedì sera nella villa di famiglia in via Bernheimer a Montenero. Il medico legale quella sera è rincasato intorno alle 19.40, quando la sua famiglia, la moglie Cinzia Allegranti, la figlia quindicenne e una sua amichetta, erano preda dei rapinatori mascherati già da oltre mezzora. Lui non doveva neanche rincasare - la moglie non lo aspettava per cena - ma poi ha cambiato programma. Ed è stata una fortuna, visto che i banditi hanno detto più volte a Cinzia che avrebbero aspettato il marito e che non sarebbero andati via fino ad allora. «Ho il porto d’armi per difesa personale, e avevo un’arma addosso e una in casa - continua il medico - ma alla fine mi sono fermato. Non avrei mai potuto mettere in pericolo loro». Alla fine i banditi, oltre a 6mila euro e tre Rolex, hanno portato via anche i due revolver, una Smith &Wesson e una Beretta 765. Intanto continuano le indagini: la polizia è sulle tracce dei banditi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
