Gioco
Porto 2000, l’ex dipendente accusa Crocchi: «Fatture fotocopiate e poi firmate»
Il responsabile dell’ufficio tecnico: «I dipendenti usati per comprare giochi, animali e fieno». La replica dell’ex direttore: tutte menzogne
LIVORNO. I dipendenti della Porto 2000 usati dai vertici come galoppini per andare a ritirare i vestiti nei negozi più alla moda della città, come Tanzini, oppure per fare le compere più svariate: i giochi da Toys, ma anche animali e il necessario il loro sostentamento. Racconta Gianluca Dani, 37 anni, nella società tra il 1999 e il 2010 all’ufficio tecnico e grande accusatore del sistema del conto anticipo e della presunte fatturazioni gonfiate che ha portato a processo una quindicina di persone tra imprenditori e manager con l’accusa, tra le altre, di associazione per delinquere: «Una volta sono stato mandato a comprare un coniglio e del fieno e poi ho consegnato tutto a casa Lenzi».
Il cuore della testimonianza riguarda il sistema con il quale venivano pagate le fatture e il ruolo di Bruno Crocchi «Per somme consistenti trattava direttamente lui, per le altre disse di portargli tutte le fatture e poi le avrebbe smistate in prima persona. Una di queste che mi capitò tra le mani per sbaglio era una fotocopia: i lavori di cui parlava erano stati fatti dalla Iteci e non della Marmeggi come c’era scritto, infatti non c’era nemmeno un preventivo». Dani ha riconosciuto sulle fatture sospette emesse dalla Coop Europa, Easy service o dalla ditta Silvano Marino, il visto quando dell’ex direttore quando del presidente.
La replica dell’ex direttore arriva attraverso delle dichiarazioni spontanee alla Corte: «Sono menzogne. Se Dani non avesse detto queste cose le responsabilità sarebbero ricadute tutte su di lui, come è possibile verificare dalle altre testimonianze agli atti sia per quello che riguarda le consegne della merce che sul suo ruolo. Lui faceva gli ordini, era presente alle consegne e Parlagreco ha specificato che dava la fattura immediata allo stesso Dani che poi la portava in contabilità e solo alla fine di questo percorso io davo l’avallo. La cosa vergognosa venuta fuori anche dalla Finanza è che il castello accusatorio nei miei confronti si basa solo sulle sue dichiarazioni che non sono state verificate».
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