Gioco
«Ci hanno riempito di botte avevo paura per mia figlia»
Parla la vittima della rapina: «Hanno minacciato di prendersela con le bimbe» Un incubo infinito per madre, figlia e un’amica. «E ora aspettiamo tuo marito»
LIVORNO. «Ma perché ci fate questo? Così vi rovinate la vita!», grida Cinzia Allegranti, ostaggio dei banditi nella villa di famiglia insieme alla figlia e una sua amichetta. Allora uno dei rapinatori risponde: «Tu non sai cos’è il dolore». Il giovane, col volto coperto, pronuncia queste parole enigmatiche e sembra voler far riferimento a una sua vecchia ferita. Ma Cinzia, moglie del medico legale Francesco Papini, che ha lo studio privato in via Cadorna, è terrorizzata per sé e soprattutto per le ragazze. E rivolgendosi al bandito, ribatte cercando di far leva sul sentimento: «Ci sono tanti modi per provocare dolore. Tu ci stai facendo del male e questo choc ce lo porteremo dentro per tutta la vita». Ma i rapinatori non dimostrano un filo di cuore, anzi, danno l’idea di essere disposti a tutto pur di portare a termine la rapina e racimolare un bottino il più ricco possibile. «Avevano una cattiveria in corpo incredibile - dice Cinzia - Non me lo so spiegare. Anche perché erano giovani, sui 20-30 anni. Sono arrivati a minacciare di violenza sessuale le bimbe: uno di loro ha detto: “Apri la cassaforte altrimenti ti facciamo vedere come ci divertiamo con le ragazze”. Io mi sono sentita di morire. Ero nel panico e non ricordavo la combinazione, ma poi ho preso coraggio e mi sono concentrata per farmi tornare in mente il codice. E ce l’ho fatta».
Per lei e per le adolescenti, lunedì sera, nella villa in via Bernheimer a Montenero, sono stati tre quarti d’ora da incubo. La casa si è trasformata in una prigione, e la paura è ancora grande. «Mia figlia ha il terrore di stare da sola e io non la lascio volentieri». «Se succede qualche altra cosa cambio casa», ribatte l’adolescente, ironica ma non troppo. Proprio lei è stata protagonista di una violenza efferata. Lo racconta la madre: «Sono rincasata alle 19.10: ero stata in palestra e poi a fare la spesa. Ho aperto il cancello esterno e me lo sono chiuso dietro. O almeno credo. Ma comunque non ho visto nessuno, era buio pesto. Il cane, Giacinto, mi è corso incontro e mi ha seguito fino a casa. Poi ho aperto l’uscio e l’ho lasciato qualche istante aperto, il tempo di poggiare le buste. In quell’istante ho sentito un frastuono: mi sono girata e ho visto cinque persone mascherate che picchiavano il cane. Non credevo ai miei occhi. Allora ho esclamato: “Ragazzi, ma che fate, è uno scherzo?”. Ma uno di loro mi dice: “Sei una sciocca, non hai capito che è una rapina?”. E da allora hanno cominciato a picchiarmi con le pistole, le spranghe di ferro e un rastrello». Cinzia cerca di parare i colpi, ma non ce la fa: è impotente di fronte a tutta quella violenza. Sul volto, sulla parte destra, ha ancora i segni della botta ricevuta col calcio della pistola. «A quel punto io ho urlato: “Lasciate stare su le bimbe!” perché tre di loro stavano salendo al piano di sopra, dove si trovavano lei e l’amica. Mia figlia ha intuito il pericolo e allora s’è chiusa in bagno col cellulare per dare l’allarme, ma un bandito l’ha preceduta e ha sfondato la porta. L’ha presa e scaraventata sul letto nella sua camerina, accanto all’amica. Uno dei tre rapinatori le puntava una spranga al collo. È stato allora che mi hanno costretto ad aprire la cassaforte». Cinzia prende i preziosi e i soldi, e li dà ai banditi. Ma loro non sono soddisfatti: vogliono parlare anche col medico, Francesco Papini. «Ora spettiamo tuo marito», dicono alla moglie. E quando lui poco dopo arriva, lo distruggono di botte e rapinano anche lui. «Appena ha aperto la porta l’hanno massacrato. Questa rapina non la dimenticherò mai».
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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