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L’altra faccia di Ruffini «Stavolta col mio libro vi farò commuovere»

di M. Antonietta Schiavina
L’altra faccia di Ruffini «Stavolta col mio libro vi farò commuovere»

La tenera storia di un padre che non sapeva di avere una figlia e di una ragazzina che non sapeva di avere un babbo

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MILANO. Un papà che non sapeva di avere una figlia. Una bambina che non sapeva di avere un papà. Questo è il tema del romanzo "Tutto bene" (edizione Tea), autore il poliedrico Paolo Ruffini, attore, conduttore, doppiatore, produttore… che, nei ritagli di tempo – fra tv, film, teatro, documentari (ne ha appena girato uno sugli over 60), ma anche eventi di solidarietà a cui Paolino partecipa sempre attivamente – è riuscito a scrivere un libro, diventato un cult a poco più di un mese dall'uscita.Un librone di ben 350 pagine che si legge tutto d'un fiato, divertendosi ma anche commuovendosi.

L'hai scritto tutto da solo o anche tu, come molti personaggi famosi e super- impegnati, ti sei servito di un ghost writer?

«No, no, tranquilli, è tutta farina del mio sacco, nel bene e nel male. Ho riciclato un testo che avevo preparato per il cinema, la cui ispirazione mi è venuta guardando il film "Somewhere" di Sofia Coppola, uscito nel 2010. Raccontava di un attore e del suo rapporto con la figlia tredicenne. Ho incominciato a pensare a come sarebbe stato interessante la storia di un personaggio dello spettacolo con una figlia. Da lì è nata l'idea, anche se poi, essendo il primo libro, c'ho messo dentro tante altre storie e tanto tempo».

L'hai scritto di notte o di giorno?

«L'ho scritto in vari momenti e soprattutto l'ho immaginato. Parafrasando ciò che diceva Hemingway, anche io "quando guardo dalla finestra sto lavorando". Così, andando al parco, vedevo i genitori separati con i figli, o parlando con la mia nipotina Francesca che ha nove anni, capivo cose che poi mi sono servite a sviluppare il racconto».

In tutto ciò non ti è venuta voglia di diventare papà?

«Non particolarmente. D'altra parte i vantaggi dello scrivere sono proprio quelli di raccontare qualcosa che non ci riguarda e scoprire nuove vite. È bello approfondire altri argomenti».

Tu sei un buon lettore?

«No. Per esempio, non ho mai letto un libro di così tante pagine come il mio e mi sono al massimo limitato ai saggi. Ma ho capito che per scrivere non basta leggere tanto. L'importante è avere qualcosa da dire».

La tua prima lettrice è stata tua moglie Claudia?

«No, mio padre».

E cosa ti ha detto?

«Gli è piaciuto, si è commosso: la figura paterna nel libro è tremenda, mentre lui è un gran bravo papà».

Hai detto, parlando del romanzo, che è un cortocircuito fra la tenerezza e la commozione.

«E' vero. C'è il tema dell'educazione, della famiglia, del condizionamento, della difficoltà di oggi nel comunicare».

In questo periodo, tanto per non perdere tempo, stai anche lanciando via Internet l'idea di un casting per un film.

«Stiamo cercando soprattutto la protagonista femminile, che deve essere fresca, carina, nuova. Fra virgolette un'attrice inconsapevole, una che abbia la naturalezza e non l'accademia… Speriamo di trovarla».

Quale sarà il tema del film?

«Si tratta di un remake di una pellicola spagnola che è andata benissimo, di cui ho riscritto la sceneggiatura. Sarà il mio debutto alla regia, grazie anche alla casa di produzione Colorado con cui sto portando avanti il progetto».

Nel frattempo anche il tuo "Nido del cuculo" sta andando alla grande.

«È vivo più che mai. Da lontano io cerco di portare un po' di paglia nel Nido: ci stiamo buttando sui documentari, ne abbiamo fatto uno sugli anziani molto bello, dal titolo "Anzianò" che è già su Youtube. E' stato girato a Livorno e abbiamo intervistato degli over 60, facendoli esprimere su vari argomenti: il senso della vita, la fine del mondo, il sesso, l'amore. Ne è scaturito uno spaccato molto tenero sulla terza età».

Adesso ne state girando un altro, ma questa volta il tema è la malattia.

«Più che altro si tratta di un viaggio intorno alla vita dopo un urto: un concetto interessante che è nato pensando ad Alessandro Cavalchini, un ragazzino cecinese, figlio di un mio caro amico, morto a 14 anni, che si è ammalato giovanissimo di neuroblastoma, riuscendo però a dare un senso alla propria vita in maniera ottimistica e lottando fino all'ultimo. Si tratta di un documentario difficile, complesso, ma molto intenso».

La tua associazione si occupa molto di solidarietà.

«È una parte importante del nostro percorso e ne siamo orgogliosi».

Come ti spieghi il successo in tutto quello che fate?

«Forse perché noi siamo i primi a ridere e a divertirci mentre realizziamo i nostri progetti. E, a proposito di successo, annuncio che il 27 dicembre faremo il gran ritorno di " Io doppio"al Teatro Verdi di Firenze, con la rielezione di Obama, con Batman che parla di accorpamento Pisa- Livorno, e altri doppiaggi nuovi».

Torniamo al libro. Da dove deriva il titolo?

«Da una frase che a Livorno si dice spesso quando qualcuno chiede: "Come stai?". La risposta è quasi sempre "Tutto bene, tutto bene", anche se non sempre chi lo dice lo fa con convinzione».

Quali sono i tuoi progetti per il 2013?

«Sarà un anno incasinatissimo ma bello. Colorado è andato molto bene e lo riprenderemo in primavera con, al posto di Belen, un presentatore diverso a ogni puntata. E, a gennaio, sarò nel gruppo di Full Monty che debutterà al Sistina di Roma".

Nel frattempo tua moglie Claudia gira con Shrek. Felici?

«Abbiamo seminato tanto e stiamo raccogliendo i frutti. Forse un po' ce lo meritiamo tutti e due. O no?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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