Gioco
De Filicaia dice no alla candidatura
Il segretario del Pd risponde alle polemiche scoppiate dopo la proposta dei circoli: «Non andrò in Parlamento»
LIVORNO. «Non mi candiderò al Parlamento». Il segretario dell’unione comunale del Pd, Yari De Filicaia, cerca così di mettere la parola fine alle polemiche scoppiate nel partito dopo che, in direzione, ha di fatto lasciato la porta aperta all’ipotesi di partecipare alle primarie che il 29 e 30 dicembre decideranno senatori e deputati della squadra di Bersani.
La discussione nelle stanze di via Donnini si è accesa sabato mattina, quando i rappresentanti di alcuni circoli hanno messo ufficialmente sul tavolo la candidatura del segretario: «È giovane, ha saputo guidare il partito, sarebbe un candidato autorevole, la persona giusta per rappresentare Livorno». Ipotesi che ha fatto schizzare sulla sedia il fronte del no: «De Filicaia deve restare al timone in questa fase delicata per la città e per il partito. Perdere i segretari sarebbe un suicidio politico».
Il portuale di 37 anni, che ha sempre dichiarato di voler essere arbitro di questa partita, non ha detto subito no, ma ha annunciato un giro di consultazioni nei circoli. Così nella stessa segreteria e tra i dirigenti sono scattati mal di pancia e richieste di chiarimento.
Ieri sera, contattato al telefono, De Filicaia ha detto senza mezzi termini che «non mi candiderò al Parlamento». Frase che ogni probabilità ripeterà stasera, di fronte alla direzione territoriale convocata da Samuele Lippi per formulare ipotesi concrete di candidature dopo che la direzione nazionale avrà messo nero su bianco le regole (con eventuali deroghe) per partecipare alle primarie.
Perché De Filiacaia non ha detto subito “no grazie” a chi lo ha candidato? «Ripeto – risponde – che in questa fase non sarebbe giusto escludere a priori niente. E neppure dare per scontato qualcosa, compresa la mia candidatura. È giusto ascoltare la base». «C’è una fetta di partito – riprende – che mi ha chiesto di andare a Roma e una fetta che, invece, mi ha chiesto di restare: ho ringraziato tutti per le parole dette in direzione. Dopodiché avevo bisogno anche di valutare la reazione del partito, avere il polso della situazione in vista delle sfide e delle scadenze importanti che ci aspettano sul territorio».
A raccontare la tensione che si deve essere respirata nel Pd dopo il vertice di sabato ci pensa la sottolineatura che il segretario fa prima di chiudere la telefonata: «Io non ho mai lavorato per candidarmi al Parlamento. Se avessi voluto partecipare alle primarie lo avrei detto prima alla mia segreteria. Ne avrei parlato subito col coordinatore, Alessio Ciampini: avrei chiesto a lui se sarebbe stato disponibile a candidarmi di fronte alla direzione...».
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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