Il Tirreno

Livorno

Dilemma Imu: paghiamo di più o no?

di Giorgio Carlini

Il calcolo fatto dall’Asppi ci regala il record, ma non considera la rendita catastale che a Livorno è più bassa di quella di Pisa

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LIVORNO. Imu più alta sì, Imu più alta no. A meno di 24 ore dalla scadenza del termine per il versamento del saldo 2012 ancora non è chiaro se l'Imposta municipale unica a Livorno sia o no tra le più care d'Italia. Il contribuente livornese - è la domanda che si fanno in molti - paga più o meno rispetto agli abitanti di altri comuni? Un calcolo fornito da Asppi Livorno (Associazione sindacale piccoli e medi proprietari immobiliari) sembra confermare la prima possibilità. Ma la situazione è più complessa di quanto sembri.

Nelle settimane scorse, se ricordate bene, si è scatenato un vero e proprio dibattito sulla questione, dopo la pubblicazione da parte del Sole 24 Ore della classifica nazionale delle città con l'Imu più cara, con Livorno all'ottavo posto in graduatoria (seconda in Toscana solo a Siena). Un dato che ai più è apparso logico, visto che in città si applica un'aliquota al 5,6 per mille, tra le più alte del Paese (la più alta in Toscana tra le città capoluogo).

L'amministrazione comunale, però, tramite l'assessore alle finanze Valter Nebbiai, ha sempre sostenuto il contrario. E con dati alla mano: Livorno non sarebbe tra le città che tassa di più i propri cittadini con l'Imu. L'aliquota è sì alta, ma i valori catastali, assai più bassi rispetto ad altri comuni, porterebbero a un sostanziale “pareggio” - se non a uno svantaggio - con le altre città. Insomma, l'amministrazione ci tiene a puntualizzare che proprio la rendita catastale bassa gioca un ruolo fondamentale nel calcolo dell'ammontare complessivo del gettito Imu.

L'Associazione dei piccoli e medi proprietari immobiliari, però, ha fornito una serie di dati confermando, di fatto, che a Livorno, a parità di rendita catastale, si paga di più. I parametri forniti dal responsabile fiscale di Asppi Livorno, Lorenzo Petri, prendono come esempio un appartamento per civile abitazione, di tipo A2 e classe 3, di 6,5 vani e 100 metri quadrati, posseduto al 100% dal contribuente.

Nel calcolo è mantenuta “fissa” la rendita catastale: va da sé che la differenza è data dall'aliquota Imu, e che dunque l'imposta per i contribuenti livornesi è più alta rispetto a Pisa e, ad esempio, a Rosignano, che ha adottato una particolare politica sociale abitativa.

Se l'appartamento preso come esempio è una prima casa, a Livorno l'Imu dovuta per l'anno 2012 sarebbe di 715,89 euro. A Pisa un contribuente, per lo stesso tipo di appartamento, dovrebbe pagare invece 454,21 euro. Differenza ancor più significativa con Rosignano, dove la stessa abitazione darebbe una spesa Imu di 372,43 euro.

Questo esempio, insiomma, dimostrerebbe che i contribuenti livornesi pagano di più. Ma questo, solo se si prende come riferimento un'identica rendita catastale: in realtà le cose non stanno così, perchè se a Livorno esiste una sola rendita su tutto il territorio, a Pisa ce ne sono due differenziate tra loro, a secondo del pregio dell'area.

Dunque, il dilemma sull'Imu resta irrisolto.

Dato che l'aliquota sulla seconda casa è invece identica per tutti e tre i comuni in analisi (1,06 per mille), l'Imu per la seconda casa sarebbe la stessa: 1733,64 euro. Discorso diverso in caso di abitazione ad uso gratuito del figlio: Livorno e Pisa avrebbero lo stesso valore dell'imposta (sempre 1733,64 euro), Rosignano invece un valore più basso: 981,31 euro.

Cifre differenti, infine, anche per la stessa abitazione locata con un contratto di tipo “normale”: a Livorno si pagherebbero sempre 1733,64 euro, più di Rosignano (1242,99 euro) e Pisa (1341,12 euro). Questo perchè Livorno non prevede sgravi per le abitazioni affittate, ma solo un’aliquota più basse per quelle in locazione a canone concordate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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