Gioco
Piccini: dateci spazio poi ci allargheremo anche fuori dal porto
«Macché privatizzazione, meglio far entrare nella società altre realtà come la Regione e l’aeroporto di Pisa»
LIVORNO. Se c'è baruffa nell'aria, figuriamoci in porto alla vigilia dell'ultimo ok al Piano operativo triennale (Pot) dell'Authority. Sotto tiro è il ruolo della Porto di Livorno 2000, la società controllata dall'Authority in tandem con la Camera di commercio, che ha in mano la gestione del porto passeggeri e ora dal nuovo Prg si vede offrire in dote (futura) l'ampliamento fino all'Alto Fondale.
Ma Roberto Piccini – ora al timone della Porto 2000 dopo essere stato in plancia di comando all'Authority (fino al gennaio dello scorso anno) e, prima, alla guida della Compagnia Portuale (dal 1989) – non ci sta a finire sulla graticola proprio mentre è a un passo la conquista di quelle banchine che dovrebbero dargli la possibilità di dribblare i guai che la scorsa estate hanno contrassegnato della stagione crocieristica. Nata in pompa magna con lo sbarco dell'ammiraglia di Msc come crociera di testa e finita con il superamento della soglia-simbolo del milione di turisti. Passando però attraverso una sfilza di intoppi: nel viaggio inaugurale della Carnival Breeze (in giugno), con la Liberty of the Seas costretta a emigrare a La Spezia (in agosto), con la Serenade of the Seas che rischiava di saltare la tappa ed è stata mandata in extremis alla Sponda Est (in settembre), con Norwegian Epic e a Celebrity Solstice che trovano posto in porto solo in virtù di un diktat dell'Authority che sgombra l'Alto Fondale dalle navi merci. L’avvisaglia è il fatto che le previsioni indicano per il prossimo anno un calo di 85-87mila crocieristi tornando sotto quota un milione.
A ingarbugliare la matassa contribuisce il fatto che la Porto 2000 è una sorta di terminalista sui generis (catalogata fra i servizi generali) ma opera secondo regole a sé rispetto agli altri concessionari (merci), fuori dalle regole che disciplinano la manodopera negli altri terminali e fuori dal contratto dei porti (lì vige il contratto del commercio, con la conseguenza che non mancano contrasti anche all’interno del sindacato fra le categorie del porto merci e quelle del commercio che seguono questo spicchio di porto).
«Prima di tutto sgombriamo il campo da quest'idea dell'obbligo di vendere tutto a operatori privati», dice Piccini: in realtà, l'Authority deve «semplicemente scendere sotto il 50%». Come dire: non è scritto da nessuna parte che ad acquisire le quote non possano essere altre realtà pubbliche o a partecipazione pubblica. Come la Regione attraverso Toscana Promozione, per dirne una, o come la società dell'Aeroporto di Pisa (guidata dal patto fra Regione, al 16%, istituzioni locali di Pisa, Livorno, Lucca e Firenze più Fondazione di Pisa, ma con soci privati come la Finatan della famiglia Nuti al 15%). Anzi, risulta che parlando con i propri più stretti collaboratori, Piccini abbia difeso quest'impostazione pubblica neutra rispetto al modello di Genova o Civitavecchia che hanno invece scelto di avere uno o più giganti privati come "padroni" di fatto dello scalo passeggeri.
L'alleanza fra Porto 2000 e aeroporto pisano, magari anche attraverso passaggi di quote azionarie invece che solo di intese commerciali, mette in gioco un salto di rango. Un collegamento vero fra l'uno e l'altro potrebbe allargare a mezza Europa (grazie ai collegamenti con 23 scali del Vecchio Continente) il bacino di potenziali turisti ai quali offrire l'imbarco su una crociera.
Il match è nel momento clou, sotto l'abete natalizio c'è la seduta di giovedì 20 che secondo i programmi dovrebbe portare al via libera al "Pot" che traccia il solco in direzione del nuovo Prg (la cui lunghissima fase di trasformazione in operatività è a metà strada).
Ma il contrattacco di Piccini, forse prima ancora che alle banchine, guarda fuori dalla cinta portuale per espandere a macchia d'olio la sfera di attività: macché rattrappire gli spazi della Porto 2000 in una sorta di ruolo da supervisore, al contrario «bisogna allargare l'area di operatività anche ad altri settori dei servizi di accoglienza ai turisti». Qualche esempio? «Dalle guide in Fortezza alle escursioni nei nostri territori». Dev'essere per questo che intanto la Porto 2000 ha bussato al Consorzio delle Strade del Vino per un accordo che renda una attrattiva turistica gli ultra-vini da record (Sassicaia e dintorni), compreso tutto quel che si muove attorno, a cominciare dalle cantine firmate da archi-star come Mario Botta. «Ma – avverte Piccini – possiamo inventare di tutto: se poi salta la certezza della disponibilità della banchina, torniamo al palo. E non poissiamo permettercelo».
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