Il Tirreno

Livorno

I portuali contro la società dell’ex console

Traffico passeggeri, l’Authority accusata di essere arbitro e giocatore. Occhi puntati sull’Alto Fondale

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LIVORNO. Non potrebbe essere più duro l’attacco che la Compagnia Portuale porta via Authority alla Porto di Livorno 2000 guidata da Roberto Piccini, che alla testa della cooperativa di via San Giovanni era rimasto per 17 anni.

Nel mirino è il «paragrafo 9.3 pag.77» del Piano operativo triennale ora in discussione: si intitola “Porto di Livorno 2000” e finisce sotto tiro nell’ultimo capoverso della lettera inviata a Palazzo Rosciano: vi si affermano «principi poco plausibili con la dovuta terziarietà dell’Ente dichiarando con molta chiarezza il palese conflitto d’interessi, nonché le azioni messe in campo, tese a valorizzare un bene detenuto impropriamente». Tradotto: l’Authority è arbitro ma anche giocatore.

Il quadro si completa se pensiamo che la missiva si apre segnalando che l’Authority «non è in grado di governare e garantire i tempi di attuazione della complessa procedura di approvazione del Prg portuale stesso e/o delle opere essenziali ai fini della "delocalizzazione"». Ma queste perplessità non possono che valere per «qualunque soggetto si trovi nella medesima fattispecie», e soprattutto, è difficile contare su atti di rinuncia da parte di un terminalista se non c’è una garanzia blindatissima che l’Authority riesca a realizzare i propri impegni in cambio.

Eppure, al tempo stesso, nelle altre 50 righe (su 58), non mancano di indicare problemi e condizioni entrando “den- tro” la questione del ribaltamento delle priorità assegnata adesso alle crociere. La Compagnia chiede di perimetrare il privilegio di ormeggio alle love boat in modo perentorio agli accosti 46-47, anche se qualora non siano presenti navi mercantili anche il resto dell’Alto Fondale e del Molo Italia potrà servire per le navi da crociera.

Nella lettera si torna infine a esprimere dubbi sulla reciprocità sugli accosti: un tema già al centro anche di un intervento sulle colonne del nostro giornale nelle scorse settimane. È una soluzione che «non può essere perseguita», secondo i vertici della Compagnia Portuale: non è pensabile – si afferma – che un concessionario articolo 18 «domani possa venire a lavorare nella concessione di un altro art. 18, con propri uomini e mezzi». Per Raugei c’è un doppio ostacolo: «Sarebbe una situazione ingestibile non solo dal punto di vista giuridico-amministrativo, ma anche dal punto di vista sociale» perché «andremmo verso uno stravolgimento delle regole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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