Il Tirreno

Livorno

Ritardi e paura a passo di lumaca: un’odissea da Viareggio a Firenze

Stefano Bartoli
Ritardi e paura a passo di lumaca: un’odissea da Viareggio a Firenze

La lotta senza fine del capotreno solitario per far pagare il biglietto a un esercito di portoghesi. I racconti dei pendolari: «L’inverno si gela, l’estate è un inferno». Ma nel futuro si vedono solo tagli

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La potremmo definire “la guerra del biglietto”. È quella che deve combattere tutti i giorni quel solitario capotreno (prima erano due, poi è arrivata una delle tante spending review) che si trova a controllare i tanti passeggeri che usano ogni giorno questa linea disgraziata, inserita da Legambiente tra le dieci peggiori d’Italia, che collega le spiagge della Versilia con il centro di Firenze. Poco più di cento chilometri di strada ferrata tra le colline dell’alta Toscana, attraverso i territori di quattro province (Lucca, Pistoia, Prato e Firenze) e dove si registra la più alta concentrazione urbanistica della regione. Tante fermate ed un esercito di pendolari, circa 20mila al giorno secondo i dati di Trenitalia, che salgono e scendono da tante piccole stazioni. Passeggeri di molte nazionalità che rendono il viaggio colorato da lingue e vestiti di ogni genere: i venditori extracomunitari con i loro borsoni tra la costa, Lucca ed anche verso Pistoia, che stanno in disparte, ma che sembrano espertissimi nel passarsi lo stesso biglietto, rom che percorrono solo pochi chilometri per raggranellare velocemente qualche spicciolo cercando di farsi vedere il più tardi possibile dal personale, i gruppi di cinesi che salgono alla stazione di Prato. Insomma, una “babele” a cui si mescolano operai, impiegati, studenti e frequentatori saltuari.

Benvenuti sul treno regionale 3071 in partenza dalla semi-abbandonata stazione di Viareggio, dove il personale si conta sulle dita ed i monitor, con l’orologio centrale fermo ed un bel cartello “guasto” appiccicato proprio davanti, scrivono quello che possono. A dire la verità, fino a Lucca il viaggio scorre che è una meraviglia, a parte la velocità raggiungibile anche con una bicicletta.

Margherita Brescia, infermiera di 27 anni che abita a Pisa, lavora a Viareggio ed un paio di volte alla settimana raggiunge Pistoia per motivi personali, ci racconta che il vero problema è la sicurezza. «Qui una donna deve sempre guardarsi le spalle - spiega -, soprattutto quando cala il buio. Sì, i ritardi ci sono, spesso arrivano ad una trentina di minuti, ma non si può viaggiare avendo sempre paura: le ore più critiche sono la mattina presto e, come dicevo la sera, che è poi il momento quando, in questo caso verso Viareggio, il treno si riempie di prostitute e transessuali».

Frigorifero o forno. Il viaggio prosegue, così come i racconti dei viaggiatori. Se i ritardi sono praticamente endemici, un altro grande tema è la scelta tra forno e frigorifero: «Oggi il riscaldamento funziona - spiega Alessandro Ciotta, insegnante che parte sempre dalla Versilia per raggiungere Castelnuovo Garfagnana -, ma si passa da un estremo all’altro: siamo regolarmente costretti a soffrire il freddo l’inverno e il caldo l’estate».

Si avvicina Montecatini (e siamo addirittura in anticipo rispetto a questo strano orario comunque molto largo) e l’atmosfera semi-rilassata cambia quasi all’improvviso. A Montecatini Centro sale una ragazza rom che comincia a chiedere soldi a ritmo forsennato, forse per sfruttare quelle poche centinaia di metri che dividono questa fermata dalla successiva, che è poi Montecatini Terme: la nostra Giuseppina arriva di corsa, saluta, ma è inflessibile nel far scendere subito la donna. Qualche minuto è l’ambiente si scalda con un balordo che non ha il biglietto ed accusa la capotreno di avergli messo le mani addosso, con qualche passeggero che si alza per dare eventualmente una mano alla signora. Il “portoghese” viene comunque fatto scendere a Montecatini: scendiamo anche noi, ma sul marciapiede, a parte qualche persona infreddolita, non c’è neanche l’ombra di un poliziotto o di qualcuno che possa fornire qualche aiuto.

In vista di Firenze. La singolarità è che il treno, dopo Pistoia, inizia ad accumulare alcuni minuti di ritardo, ma il viaggio (durato alla fine poco meno di due ore, cioè più di quanto era lungo nel 1911) è quasi terminato. Entriamo a Firenze Santa Maria Novella dove è già pronto il convoglio per il ritorno: un fiammante “Vivalto” a due piani strapieno di pendolari che lavorano nel capoluogo e poi si spargono ogni sera tra la Valdinievole, la Lucchesia e la Versilia. Sì, perchè è bene ricordare che questa ferrovia vecchia per alcuni tratti fino a 160 anni, come sottolinea Vanni Chimenti, delegato del sindaco di Montecarlo di Lucca per i problemi dei pendolari, vanta un potenziale bacino di utenza che supera il milione di persone, cioè un vero “tesoro” di possibile biglietti e abbonamenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web