Gioco
«Firme false per i fondi Ue» Nuove ombre in Provincia
Al processo su Parentopoli spuntano altre accuse contro l’ex funzionaria accusata di aver favorito la società della figlia per l’assegnazione di appalti
LIVORNO. «Firme false per avere accesso ai fondi europei». Si allunga il capo d’imputazione nei confronti di Danila Vannucci, 60 anni, funzionario responsabile del progetto d’interesse comunale a palazzo Granducale fino al 2008, e ora unica imputata per l’inchiesta sulla presunta Parentopoli in Provincia. La donna, giovedì in aula per la seconda udienza del processo a suo carico, è anche accusata anche di abuso di ufficio e di aver procurato un ingiusto profitto alla figlia e al marito portandoli con sé durante i viaggi, oppure attraverso consulente tecniche retribuite con soldi pubblici.
Al centro dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci che in aula è stato sostituito dal collega Luca Masini c’è la società Centro servizi sviluppo srl, amministrata da Andrea Leonardi e che per conto della Provincia, a partire dal 2006, ha seguito i progetti dei fondi Interreg III Toscana-Corsica-Sardegna per lo sviluppo di una politica comunitaria «senza che fosse mai stato pubblicato un bando». Ad aggravare la posizione dell’ex funzionaria, la deposizione, nel luglio scorso, proprio del presidente della Provincia. Non a caso prima dell’inizio del processo, il legale dell’imputata, l’avvocato Gabriele Rondanina ha presentato una nuova lista di testimoni che – secondo la difesa – potranno far cadere i capi d’imputazione che riguardano il falso.
«Css – ha confermato in aula Stefano Lami, nel 2008 presidente della commissione di garanzia e controllo della Provincia che ha indagato sulle presunte irregolarità– operava all'interno dei locali della provincia in via Marradi, in una stanza con un computer e un paio di scrivanie. A molti sembravano dei dipendenti, ma nessuno sapeva il loro ruolo e il perché. Dagli accertamenti che facemmo durante l’inchiesta interna emerse che non esisteva nessun contratto di affitto o comodato e che non erano coperti da assicurazione». Ai raggi x sono finiti anche i conti della famiglia della donna per verificarne il tenore di vita. «Il quel periodo – ha spiegato il maresciallo della finanza Claudio Vallati – l’imputata ha fatto versamenti in contati per 20mila euro e con il marito aveva effettuato un preliminare di compravendita per una casa da 900mila euro quando in due avevano un reddito di 60mila». La prossima udienza è fissata per il 16 maggio.
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