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Livorno

Primarie il 30 dicembre nel Pd scatta il toto nomi

Primarie il 30 dicembre nel Pd scatta il toto nomi

Guerra sulle candidature in extremis. Filippi sempre in corsa spariglia le carte Strada sbarrata ai sindaci (salvo deroghe). Spuntano extra partito e renziani

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LIVORNO. Le primarie per scegliere i candidati al Parlamento del Pd si faranno. A ridosso del cenone di capodanno. Lo hanno confermato ieri dalla segreteria nazionale: se le politiche saranno il 17 febbraio, il voto per deputati e senatori scatterà il 29 e 30 dicembre. Le regole saranno messe nere su bianco dalla direzione nazionale di lunedì: intanto si sa che potranno raggiungere le urne gli iscritti al Pd e i votanti alle ultime primarie, che da Bibbona a Colle sono stati oltre 15mila.

E mentre da Roma Bersani sottolinea che le primarie natalizie «sono uno sforzo al limite dell'impossibile» necessario per «cambiare davvero la politica», a Livorno scatta il toto candidati. Con una sorpresa: il senatore Marco Filippi, che sembrava essersi tirato fuori dai giochi da solo con alcune dichiarazioni a mezzo stampa, potrebbe essere sempre in pista. In questa fase delicata e caotica dice che «da parte mia non c’è mai stata alcuna dichiarazione di indisponibilità ad andare avanti, mi sono rimesso alle decisioni del partito». Punto.

Frase che basterà ad agitare una già agitatissima federazione livornese che - diciamolo - al contrario di molte altre non ha affatto le idee su chi vorrebbe vedere in Parlamento. Filippi si metterebbe davvero in gioco con le primarie?

I tempi sono strettissimi: sabato mattina Yari De Filicaia convocherà la direzione comunale. Lunedì, dopo il passaggio nazionale, si riuniranno direzione regionale e territoriale. Poi, in pochi giorni, i candidati dovranno raccogliere le firme.

Domanda numero uno: il sindaco Alessandro Cosimi ha intenzione di candidarsi? Il suo è un nome di peso e tecnicamente potrebbe farsi avanti dimettendosi entro sette giorni dallo scioglimento delle Camere. Ma l’addio del sindaco a un anno dalle elezioni amministrative (con il Comune che sarebbe traghettato non è chiaro se dal vice o da un commissario) non è visto di buon occhio dal partito. Ad esempio, il consigliere comunale Vladimiro Del Corona ha affidato al blog di Lamberti questo pensiero: «Come partito e come presidente della Provincia e sindaco abbiamo l’obbligo morale di garantire l’intera legislatura nel segno del fare e del fare bene. Punto. Non ci sono altre possibilità, sarebbe un disastroso messaggio alla città».

De Filicaia è stato telegrafico: «Vediamo quali saranno le regole. Quanto all’impegno preso con i cittadini, il sindaco è sempre stato fermo, trovando la condivisione del partito».

A sbarrare la strada a Cosimi potrebbero essere proprio le regole, visto che il Pd è orientato a giudicare incandidabile (salvo deroghe) chi è stato eletto dai cittadini, mossa pensata forse per evitare il fuggi fuggi dalle amministrazioni in tutta Italia.

Ma non è detta l’ultima: ci sono carte Anci da giocare? «Non sono abituato ad andare dove non mi dicono di andare – mette in chiaro (e lancia un messaggio) il primo cittadino – vedo che si sta parlando più di nomi che di criteri: sarebbe opportuno che il partito facesse una discussione in modo organico».

Sul tavolo dei possibili candidati ci sono nomi di politici e non. Si discute dell’assessore regionale Gianfranco Simoncini, mentre il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, dovrebbe restare alla guida dell’ente che per ora non sarà cancellato. Chi guarda fuori dal partito pensa al professore di diritto costituzionale Emanuele Rossi, al chirurgo Maurizio Viti, al professore Paolo Dario e anche all’avvocato Giuseppe Angella.

Il capogruppo a Palazzo Granducale, Elis Bufalini, non ha mai fatto mistero di volersi fare avanti. De Filicaia ha sempre detto di voler essere arbitro più che giocatore. Poi c’è la componente renziana: l’assessore Mauro Grassi non esclude una candidatura sua o di qualche rappresentante dei comitati pro Renzi, magari nel cecinese. Lorenzo Bacci, prende tempo: «Sto già portando avanti un incarico, quello di sindaco di Colle, che mi dà grandi soddisfazioni». Nel partito c’è chi dice di puntare anche sul vicesindaco Bruno Picchi, nella tradizione “arzilliana” degli uomini Cgil volati in Parlamento. Ma c’è subito chi controbatte che non sarebbe una scelta all’insegna del ricercato rinnovamento e, poi, Picchi è uomo di partito: sulla sua lista, prima di iniziare anche solo a discutere, vorrebbe come minimo la firma di segretari e sindaco.

Juna Goti

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di Redazione web