Il Tirreno

Livorno

Noi, terra di conquista dei giganti del gas

di Mauro Zucchelli
Noi, terra di conquista dei giganti del gas

Rifiuti, bus, metano: sta cambiando radicalmente il sistema dei servizi pubblici locali. Così come le fabbriche negli anni ’90

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LIVORNO. Niente trucchetti terminologici, stavolta non ci sono giri di parole. Non si potrà dire, com’è avvenuto nel 2004 con Asa, che è la ricerca di un partner industriale con il quale intrecciare il 40% delle quote: è una privatizzazione e stop, passa di mano il 100% della società ora in mano alla capogruppo Asa spa.

Ma questo è solo la prima di una sfilza di sottolineature che questa vicenda porta con sé. Non foss’altro perché sta dentro un doppio scenario: da un lato, quello della riorganizzazione del sistema di servizi pubblici locali nato qui come altrove sotto l’ombrello di società comunali; dall’altro, quello dell’assetto “geopolitico” che i giganti del settore stanno compiendo in Toscana.

Nel giro di poco più di un anno e mezzo – ma con una accelerazione negli ultimi mesi – sta cambiando l’arcipelago delle ex municipalizzate. In fatto di rifiuti: l’Aamps, che opera su scala puramente municipale, dovrà fare i conti con la nuova mappa toscana del servizio rifiuti che per noi disegna l’aziendona di una vasta area interprovinciale (all’interno della quale esistono anche altre aziende del settore). In materia di bus: l’Atl è già finita dentro il Ctt insieme ad altre realtà consimili in vista anche qui di una aziendona quasi-regionale che sia in grado di competere per la gara unica per il trasporto locale in tutta la Toscana. In materia di acquedotti: è il settore partito per primo ristrutturando il servizio idrico con un gestore unico per ciascun “ambito territoriale ottimale” al posto dei vecchi acquedottini municipali.

I venti di liberalizzazione hanno fatto saltare i recinti classici e ogni gigante si mette a fare anche il mestiere altrui per recuperare fatturato altrimenti destinati ad assottigliarsi: l’Enel fa anche il gas, l’Eni non fa più solo la benzina ma anche il metano e l’elettricità e via dicendo. Risultato: le realtà più piccole sono sotto assedio.

Ma ora Eni si è fatta avanti con la propria offerta e Iren (le ex municipalizzate di Torino e Genova più parte dell’Emilia) ha il diritto di replicare con la propria controofferta. Questo fa emergere quel che si muove nel risiko del gas in tutta la Toscana. Eni ha progressivamente conquistato le società municipali di Firenze, Pisa, Pistoia ed Empoli, poi la messo la bandierina su Lucca (comprando la Gesam, nata dall’alleanza fra municipio e banche locali, finita in un primo tempo alla Camuzzi) mentre nella Toscana dell’entroterra è nato l’asse fra le multiutility di Arezzo, Prato e Siena (Estra) e nel sud c’è Gea, controllata da Iren (cioè Torino-Genova).

Livorno, a questo punto dell’iter di gara, è a un bivio: se Iren dovesse ribattere con una controofferta e prendersi Asa Trade si replicherebbe nel gas la scelta “genovese” fatta sul fronte acqua nel 2004. Se invece avesse buon gioco l’offerta di Eni, Livorno spariglierebbe il gioco fin qui seguito: nella vendita di Asa, nella prima metà del decennio scorso, si era ritagliata uno spazio del tutto a sé nella geografia degli acquedotti rispetto al resto della Toscana; adesso finirebbe per andare in braccio alla realtà che non fa mistero di puntare all’egemonia in casa toscana.

Questa però è solo la prima metà del grande duello in corso sul fronte del gas. Adesso è in gioco la società che lo commercializza e manda le bollette nelle nostre case, il prossimo anno sarà una lunga volata verso il traguardo della gara per l’affidamento delle reti di distribuzione, cioè dei tubi che corrono nel sottosuolo della nostra città. E se ora sono scesi in campo colossi con bilanci a nove cifre, ancor di più lo sarà con la gara per la conquista dei “tubi” (che, non dimentichiamolo, mette in gioco anche l’eventuale trasferimento di una settantina di lavoratori dall’attuale Asa ad altra azienda): si profilano all’orizzonte anche giganti finanziari come il mega-fondo di Gamberale per le infrastrutture.

Insomma, niente sarà come prima. E se negli anni novanta Livorno ha visto all’improvviso cambiare in pochi anni la pelle del proprio sistema industriale (da Partecipazioni Statali a multinazionali), adesso la stessa mutazione strutturale investe lo “scheletro” dell’apparato dei servizi locali: più di mille posti di lavoro e decine di migliaia di famiglie e di imprese come clienti. Con il “cervello” della catena di comando che si sposta via di qui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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