Gioco
Authority, frenata sul piano di Gallanti Crociere nel mirino
A Palazzo Rosciano le osservazioni delle imprese private e l’alt della Compagnia. Sotto tiro la Porto 2000
LIVORNO. C’era stata l’avvisaglia della puntuta precisazione con cui i portuali avevano rimproverato all’Authority di aver dato per acquisito un via libera che è solo una disponibilità a discutere. Eppure il fatto che fosse arrivata a malapena una osservazione aveva fatto ipotizzare che a Palazzo Rosciano la discussione sul Piano operativo triennale sarebbe stata in discesa. L’assenza di Raugei (Compagnia)? Nient’altro che un contrattempo...
Poi sul ring della seduta del comitato portuale le schermaglie si sono moltiplicate. E alla fine le controdeduzioni di merito sono arrivate, eccome (dagli spedizionieri di Spedimar, dagli agenti marittimi di Asamar, dalla Confindustria e poi da aziende come la Compagnia Portuale e come Scotto). Alcune «anche pochi minuti prima dell’inizio della riunione», come riferiscono fonti dell’istituzione portuale.
Non è un terremoto, beninteso, ma dà l’idea che le acque non sono poi tanto tranquille. Men che mai dopo che piomba sul comitato una lettera inviata dal quartier generale dei portuali: toni alquanto duri. Senza contare il fatto che anche sul destino dei bacini arriva qualche punzecchiatura.
Niente tsunami ma bufera sì: come se fossero saltati fuori i problemi relativi soprattutto alla fase di transizione da qui alla effettiva validità della nuova mappa del porto con il Prg firmato Gallanti.
Il rimescolamento di fronti è talmente forte che scompagina le trincee così come le avevamo immaginate. Si guardi quel che avviene in casa Cgil: proprio la Camera del lavoro non aveva avuto paura a rompere il fronte del sì plebiscitario al nuovo Prg, ma adesso Strazzullo chiede che si acceleri quanto più possibile: il porto – è questo il suo argomentare – non può restare così com’è, ok anche le forzature se servono a creare un’intesa fra i soggetti e aggregarli attorno a pochi poli forti invece che vivacchiare così...
Inutile dire che il mal di pancia investe la decisione-chiave: il passaggio dell’Alto Fondale da banchina merci a cuore del nuovo porto crociere.
È un malcontento che salta fuori a microfoni spenti e taccuini chiusi. Ma forse mai così tagliente. I motivi? Eccoli infila, riassumendo il mugugno raccolto dopo la fine del comitato. Uno: la Porto di Livorno 2000 fa operazioni da terminalista portuale e questo è alla radice di un conflitto d’interessi perché l’Authority decide di affidare banchine a una propria società, della quale invece la Corte dei Conti reclama da più di dieci anni la privatizzazione. Due: alla stessa società viene affidata una seconda concessione per lo stesso tipo di traffico (ammesso che non si ridisegnino daccapo i perimetri delle concessioni). Tre: l’affidamento di questa concessione extra o comunque di spazi in più avviene senza gara.
Il 20 dicembre è in agenda la nuova riunione del comitato portuale. A Palazzo Rosciano l’Authority la mette in agenda per l’approvazione definitiva del Piano operativo triennale. Sulle banchine, sotto l’abete natalizio, troveranno il calumet dell’intesa o una nuova stagione di contrasti?
Mauro Zucchelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
