Gioco
Tribunale del malato: alt al nuovo ospedale meglio rinviare tutto
La Marca: «C’è il rischio che per mancanza di quattrini si abbia una struttura a metà e prestazioni falcidiate»
LIVORNO. Ben venga la scelta dell'Asl di puntare a creare un "ospedale per intensità di cure", ma nel presente la sanità livornese continua a essere "malata". Parola del Tribunale dei diritti del malato (Cittadinanzattiva), che per bocca del coordinatore livornese Filippo Alberto La Marca invita a pensare davvero se, in questa stagione di «pesanti tagli attuali e futuri al Servizio sanitario» (che «riducono la corresponsione delle prestazioni ai cittadini»), non sia opportuno «rinviare a tempi migliori la realizzazione del nuovo ospedale». Il motivo? La preoccupazione per il rischio di restare con una sanità a metà del guado: La Marca teme che ci si possa ritrovare ad «avere una struttura che potrà rimanere incompiuta per mancanza di fondi» e, al tempo stesso, ad «aver tagliato molte prestazioni».
Ma oltre a quest'aspetto di prospettiva, il Tribunale dei diritti del malato mette l'accento anche sull'oggi. Anche con una proposta eclatante riguardo al «grosso problema dei pediatri di famiglia che "in scienza e coscienza” decidono di non fare quasi mai la visita a domicilio dei bambini anche quando hanno la febbre alta». La Marca invita Asl e Regione a «disdire la convenzione con i pediatri di libera scelta e assumere direttamente l'assistenza pediatrica nelle strutture della Asl». Per dure motivi: secondo il coordinatore provinciale, da un lato, si darebbe «un servizio migliore» e , dall'altro, si avrebbero «notevoli risparmi economici» perché «il costo dei pediatri di famiglia è notevolmente superiore a quello dei medici dipendenti dalla Asl».
Esiste però tutto un ventaglio di problemi in fatto di qualità dei servizi e il "Tribunale" va giù pesante. Dito puntato contro: 1) il «taglio radicale dei posti letto (specie in ortopedia)«; 2) il «prolungamento dell'orario estivo fino al 1° ottobre», che ha avuto la conseguenza di «provocare ad esempio a Ortopedia l'apertura soltanto di una sala operatoria anziché di due, nonostante la lunga lista di attesa di interventi preventivati già nella primavera scorsa ma ancora oggi non attuati»; 3) la «sospensione natalizia degli interventi chirurgici del 3 dicembre al 14 gennaio» nonostante le liste d'attesa e mentre «fino all'anno scorso la sospensione andava da Natale all'Epifania»; 4) la «sospensione della fornitura degli ausili protesici effettuata da ottobre fino alla fine dell'anno»; 5) la «riduzione della qualità del vitto».
Non è finita. Nel mirino delle critiche l'assurdità del «nuovo sistema di prenotazione delle analisi del sangue»: La Marca segnala che finisce per costringere il cittadino ad andare al poliambulatorio «per ben 3 giorni: il primo per prenotare l'appuntamento per l'analisi dalle ore 10.30 alle 12.30, il secondo giorno per fare il prelievo, il terzo giorno per ritirare le analisi» (senza contare che per fare la prenotazione bisogna aspettare «più di due ore» e spesso con «il rischio, se non si viene prima delle 10.30, di non trovare più il numero e dover ritornare il giorno successivo»). E' una organizzazione – afferma – che «mette in difficoltà i cittadini che non possono avere con facilità i permessi dal lavoro».
Il Tribunale dei diritti del malato mette sott'accusa anche le carenze nella continuità assistenziale fra ospedale e territorio, «in particolare per quanto riguarda la riabilitazione post-operatoria». A ciò si aggiunga che siamo quasi all'anno zero relativamente alla Società della Salute: non è decollata così come è rimasta nel libro delle belle intenzioni la medicina d'iniziativa e soprattutto – sottolinea – «la realizzazione di ambulatori di gruppi di medici di famiglia associati» in grado di dare risposte ai pazienti con problemi meno gravi senza costringerli a intasare il Pronto soccorso e evitando i ricoveri impropri.
La Marca fa appello alle istituzioni perché si dia concretezza al progetto regionale delle "Case della salute" che associando medici generali, specialisti ambulatoriali, infermieri, servizi di prevenzione potrebbero rappresentare l'elemento di novità in un sistema meno ospedale-centrico.
Ma è una idea più complessiva della sanità e della spesa pubblica che La Marca e il Tribunale dei diritti del malato mettono sulla graticola: il bersaglio delle critiche sono «i tagli lineari della spending review e la conseguente pesante introduzione dei ticket». L’effetto? Uno solo: la «drastica riduzione delle prestazioni gratuite» ha contraccolpi drammatici su «chi ha redditi bassi ed è portatore di patologie gravi e/o croniche» perché «spesso non è più in condizioni di curarsi».
La Marca fa riferimento alla fotografia scattata dal Censis: l’incremento della spesa privata in sanità è in tandem con il crollo del gradimento dei cittadini. Non è altro che l’altra faccia dell’aumento delle diseguaglianze, con la forbice che si allarga sempre di più fra chi ha i quattrini per continuare a curarsi e chi invece, appartenendo alle fasce sociali più popolari, non può far altroi che alzare bandiera bianca e «rinunciare in tutto o in parte» alle cure.
Mauro Zucchelli
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