Gioco
Due furbetti patteggiano: via la casa
Avevano messo in scena la separazione per mantenere l’appartamento di Casalp. Accusati di truffa e falso
LIVORNO. Prima di accettare il patteggiamento hanno chiesto al giudice «due minuti per pensare». Poi Cristina De Ranieri, 46 anni e Francesco Accoto, 48, imputati per truffa ai danni dello Stato e falso per «aver mantenuto la casa popolare senza averne più il diritto», si sono chiusi nell’aula di fronte a quella di udienza e assieme al loro avvocato hanno valutato l’offerta del pubblico ministero: dieci mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena legata però a due obblighi. Per prima cosa il pagamento del debito a Casalp, la società che gestisce gli immobili a canone concordato, e soprattutto il rilascio dell’alloggio al piano terra di via Puccini numero 3 che la donna aveva “ereditato” dalla nonna nel 1992.
A dare il via all’indagine, a metà dello scorso anno, alcune segnalazioni arrivate sia alla sede di Casalp, sia ai vigili urbani, nella quale alcuni corvi segnalavano i raggiri da parte di marito e moglie per mantenere l’immobile. In particolare si faceva riferimento alla presunta falsa separazione, simile a quella che ha portato alla condanna in primo grado dei coniugi Lucarelli.
È spulciando nelle auto-certificazioni che la donna ha presentato alla società a partire dal 2006 che gli investigatori hanno trovato le prime anomalie che hanno poi portato al giudizio immediato che si è svolto ieri mattina.
Si legge nel capo d’imputazione che si riferisce al periodo tra il 2007 e il 2011: «I due hanno fornito a Casalp una rappresentazione fittizia del loro stato anagrafico e reddituale allo scopo di mantenere indebitamente l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale». Dagli accertamenti, infatti, è emerso che l’appartamento di via Puccini «non veniva utilizzato dalla donna» che al contrario viveva dal 2009, assieme al marito, in una casa nella zona di Salviano, «nonostante fossero separati» come testimonia il provvedimento del tribunale di Livorno del 12 dicembre 2006.
È nella contestazione che riguarda il reato di truffa ai danni dello Stato che il pubblico ministero Massimo Mannucci cerca di dare una spiegazione al comportamento della coppia. «Il reddito del marito – scrive il pm – cumulato a quella del coniuge superavano la soglia prevista per il canone massimo, tant’è che anche durante il matrimonio e fino al settembre 2009 l’uomo ha conservato la residenza a casa dei genitori».
È in questo modo che i due «hanno conseguito una pluralità di indebiti vantaggi patrimoniali erogati da Casalp che si sono concretizzati nella conservazione dell’alloggio peraltro non più utilizzato per l’abitazione dell’assegnataria a partire dal settembre 2009 e per di più al canone protetto, con un risparmio complessivo di 3.698,82 euro, vale a dire la differenza tra il canone protetto e canone dovuto».
Spiega Marco Geri, legale di Casalp che nel procedimento si è costituita parte civile: «È una sentenza che ci soddisfa perché torniamo in possesso di un alloggio che potremo assegnare e ci viene riconosciuta la cifra che ci è stata sottratta».
Difficile fare una previsione sui tempi di consegna. «La sentenza – spiegano da Casalp – deve passare ingiudicata e la difesa la può impugnare. In ogni caso c’è già un procedimento di sfratto anche a livello amministrativo. I tempi? Almeno sei mesi». Nessun commento invece da parte del legale dei due imputati, l’avvocato Fabrizio Tognato.
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