Il Tirreno

Livorno

Sfratta una famiglia con due bambini piccoli

di Lara Loreti
Sfratta una famiglia con due bambini piccoli

Il babbo disperato si barrica in casa: accende il gas e minaccia di far saltare tutto I vigili tentano la mediazione, l’assessore trova posto in hotel per mamma e figli

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LIVORNO. Sei mesi fa avevano occupato una casa sfitta del Comune in via Puccini. Senza lavoro e senza un alloggio, non avevano trovato altra soluzione se non quella di usare la forza per garantire un tetto, pur provvisorio, ai loro figli. Ieri mattina Marina e Hassan, lei livornese e lui tunisino, sono stati sgomberati con i loro bimbi perché quell’alloggio è stato assegnata a un altra coppia. Uno sfratto drammatico. Il bimbo piccolo, appena due mesi, ancora allattato, ha la broncopolmonite. Fuori piove e c’è un freddo fortissimo. La bimba più grande, due anni appena, assiste alle scenate dei suoi, ma non fa neanche un lamento. Solo alla fine del conflitto si concede un capriccetto: «Mamma voglio i chicchini».

Una trattativa durata tutta la mattina quella per convincere la famiglia, ma soprattutto il padre, a lasciare quella casa. Alla fine, dopo un duro braccio di ferro, Hassan accetta di lasciare l’appartamento. E la famiglia viene ricevuta dall’assessore al sociale Gabriele Cantù. La soluzione è dolorosa e provvisoria: andare in albergo per 5 giorni, ma senza il babbo. E poi si vedrà. Il padre non sarà ospitato per un semplice motivo: il Comune non ha i soldi e dovrebbe sottrarli a quelli destinati agli indigenti. Motivo valido. Ma intanto la famiglia verrà divisa. E il tunisino non sa dove andare. L’accordo, per così dire, viene raggiunto intorno alle 14 dopo 5 ore di passione.

Tutto comincia alle 9 quando sul posto arrivano tre pattuglie dei vigili per eseguire lo sfratto. Marina Suncini esce quasi subito mentre la nonna porta via i bambini. In casa resta Hassan che non ne vuole sapere di venire via. «Mi sacrifico io per voi, mi do fuoco così magari voi ottenere qualcosa», grida a più riprese il tunisino, che vive in Italia da 5 anni. E nel corso della mattinata più volte apre il gas e poi dà fuoco a degli oggetti. Panico quando dalla finestra della cucina comincia a uscire fumo. Poi l’allarme rientra.

Con Marina si sono conosciuti tre anni fa e subito è nato l’amore. Dopo poco i due si sono sposati e hanno concepito la primogenita ,a cui 2 anni dopo hanno dato un fratellino. Ma la vita per loro non è mai stata facile. Lei non lavora, e come potrebbe con due figlioletti così piccoli. Lui invece fa qualche servizio saltuario, ma niente che possa garantirgli uno stipendio fisso e quindi il mantenimento di una casa. «Ci siamo iscritti tre anni fa alle liste di attesa per l’alloggio popolare, ma non abbiamo ottenuto nulla - racconta Marina rassegnata - Cosa dobbiamo fare? Tanto ora ci manderanno per 5-6 giorni in albergo e poi?». Una domanda che resta aperta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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