Il Tirreno

Livorno

le reazioni delle vittime alla sentenza

«Per mesi ho pagato senza avere servizi ora chi risarcisce?»

LIVORNO. «Non ci posso credere: l’hanno avuta vinta loro». Graziella ancora non sapeva della decisione del giudice di archiviare il procedimento per truffa a carico dei gestori dei centri benessere...

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LIVORNO. «Non ci posso credere: l’hanno avuta vinta loro». Graziella ancora non sapeva della decisione del giudice di archiviare il procedimento per truffa a carico dei gestori dei centri benessere Peal dei quali lei era una delle clienti. «L’avvocato ancora non mi aveva avvisato. Che cosa ne penso? Sono arrabbiata perché l’hanno fatta franca: nessuno mi toglie dalla testa che sapevano cosa stavano facendo». Tradotto significa che i propietari – come si legge nella querela – erano a conoscenza della situazione poco florida della società, ma nonostante questo, fino a pochi giorni prima di chiudere il centro di via Roma hanno continuato a far firmare contratti e finanziamenti, soprattutto su Internet. «Per quello che mi riguarda – prosegue Graziella – ci ho rimesso un terzo di quanto ho pagato, circa seicento euro perché avevo sottoscritto il finanziamento nel dicembre dell’anno prima: si trattava di una quindicina di rate da 105. Quando il centro ha chiuso ho continuato a pagare i bollettini che mi arrivavano dalla banca, fino a maggio, quando con le altre clienti abbiamo fatto la denuncia. La cosa incredibile è che nei mesi precedenti nessuno mi aveva ascoltato. Ero stata anche dai carabinieri a raccontare di quel raggiro ma sembrava che non interessasse a nessuno».

Aggiunge un altra cliente: «Grazie per la comunicazione speriamo in un prossimo futuro che questa brutta storia abbia un fine positivo per noi, non capisco come queste persone possano cavarsela con poco o quasi niente, quando erano gli stessi dipendenti che si lamentavano che i titolari erano sempre assenti e che con i nostri soldi andavano a farsi le ferie da nababbi».

Anche la signora Mariella si sente raggirata . «Abbiamo pattuito un contratto di diciotto mesi - racconta la donna - per usufruire di trattamenti e servizi estetici». A livello economico il contratto prevedeva il pagamento, tramite bollettino postale, di diciotto rate mensili da 57 euro l'una. Per quello che dice di aver capito la signora, prima della sottoscrizione del contratto, nessuna delle persone con le quali avrebbe preso accordi le avrebbe mai parlato di firmare un finanziamento che la impegnasse. Invece, un mese dopo la firma, ecco arrivarle a casa un plico a mezzo posta prioritaria con sopra il timbro di Fiditalia spa.

«Dentro alla busta - ricorda la signora - c'erano diciotto bollettini postali da 58,28 euro ciascuno con la prima rata a partire dal 15 gennaio dell'anno successivo». A questo punto, e qui forse sta l'errore della signora, invece di tornare al centro estetico con tutto il plico e chiedere spiegazioni inizia a pagare le prime rate. «Ho versato tre mensilità - conferma anche nella querela depositata in Procura - relative ai mesi di gennaio, febbraio e marzo». Dopo aver pagato in tutto circa 170 euro la donna si ferma. «Il centro estetico - ricorda - ha iniziato a non dare più gli appuntamenti e successivamente ha chiuso senza preavviso».

C’è chi invece è convinta di non aver mai firmato i contratti, ecco perché tra le ipotesi della Procura era stato inserito anche il reato di falso.

(f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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