Gioco
Banca condannata per gli interessi troppo alti
Ecco perché Intesa San Paolo deve risarcire una società livornese per quasi 37mila euro
LIVORNO. Banca Intesa San Paolo dovrà versare quasi 37mila euro alla Sinta srl, una società livornese che ha sede sugli Scali d’Azeglio. A deciderlo il giudice Gianmarco Marinai che a distanza di quattro anni dall’apertura del procedimento in sede civile ha depositato la sentenza in cancelleria.
A promuovere la causa, nel marzo del 2008, è stata la srl rappresentata dall’avvocato Claudio Stolfi. La tesi della società, titolare di un conto corrente con Intesa San Paolo aperto nel 1990 quando si chiamava ancora Banca Commerciale, era che l’istituto avesse rivalutato troppo gli interessi per lo scoperto, tanto da contestare alla Sinta una somma da pagare di oltre 97mila euro, già versati nel corso degli anni.
I legali di Banca Intesa, da parte loro, si sono opposti chiedendo al giudice di rigettare la richiesta «eccependo la prescrizione» e proponendo come giustificazione « la violazione dei doveri di correttezza e buona fede». Tutte eccezioni che il giudice ha respinto. Nel corso del procedimento il magistrato si è avvalso anche di un consulente che ha escluso però che sul conto «siano stati applicati interessi a tasso usuraio e che trattandosi di conto anticipi non erano stati calcolati anatocismo e commissione di massimo scoperto».
Il tribunale poi – si legge nella sentenza nel punto in cui si esamina il tasso fisso applicato – «concorda con l’opinione secondo cui, attesa la funzione sanzionatrice della norma alle operazioni che siano attive per la banca va applicato il tasso minimo, a quelle passive per l’istituto di credito quello massimo, intendendo per operazioni attive quelle di erogazione del credito e per operazioni passive quelle di raccolta del risparmio». È con queste motivazioni che il giudice ha condannato Intesa San Paolo spa a rettificare il saldo del conto della società Sinta accreditando 36.808,57. A questi soldi vanno aggiunte le spese legali, sempre a carico dell’istituto di credito, calcolate in poco più di cinque mila euro.
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