Il Tirreno

Livorno

Ex caserma a Pd e Sel: pronti al dialogo ma fate un gesto forte

di Juna Goti
Ex caserma a Pd e Sel: pronti al dialogo ma fate un gesto forte

Gli occupanti chiedono più coraggio sull’emergenza casa «Requisite edifici in disuso o usate le case vuote di Corea»

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LIVORNO. «Siamo sinceramente disposti a instaurare un dialogo col Pd e con Sel. Siamo disposti anche a un incontro pubblico insieme. Ma prima chiediamo ai due partiti che governano la città di fare un gesto forte, coraggioso, in un quadro che sta mettendo in ginocchio le famiglie». Ovvero quello della casa. Che non c’è.

Giovanni Ceraolo e Thomas Canessa parlano dal cortile dell’ex caserma occupata, in via Adriana. Rispondono all’invito al dialogo lanciato sia da Jari De Filicaia (Pd) che da Andrea Ghilarducci (Sel), dopo la tre giorni di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che il 2 dicembre è sfociata nell’assalto alla prefettura.

È stato proprio De Filicaia, la notte del ballottaggio, a condannare l’accaduto chiedendo però anche di distinguere tra i violenti e coloro che ha definito «interlocutori degni» per l’impegno dimostrato su temi come l’emergenza casa. Un riconoscimento politico che oggi dall’ex caserma sembrano apprezzare. Ceraolo taglia corto sulla tre giorni di scontri: «Siamo sereni, ci siamo presi le nostre responsabilità politiche in quanto organizzatori del corteo, c’è un’indagine in corso».

«Condividiamo l’impostazione di Sel e Pd – riprende – quando dicono che qualcosa, in questa città, ha covato sotto la cenere. C’è un disagio giovanile di cui ci sentiamo interpreti: qui incontriamo giovanissimi che non studiano e non lavorano». «E se anche lo fanno – gli fa eco Canessa – non hanno grandi prospettive...». «Siamo quasi tutti precari o disoccupati – riprende Ceraolo – io faccio traslochi e ogni tanto lavoro il cartongesso, Thomas fa il barista nel finesettimana e quello che capita. Non stiamo qui a lamentarci, protestare e basta non serve: come comitato precari abbiamo presentato proposte per creare posti di lavoro, ad esempio incrementando la raccolta differenziata».

Cosa chiedono ai due partiti? «Un gesto di distensione e di assunzione di responsabilità. Il blocco degli sfratti per un anno che Pd e Sel hanno chiesto è rivoluzionario, ma non è abbastanza: non risolve il problema alla radice e rischia di mettere in difficoltà altre famiglie che magari con la seconda casa ci pagano il mutuo e non sono certo imprenditori edili».

Sul piatto mettono due ipotesi che faranno discutere: «Requisizione simbolica e temporanea di immobili privati in disuso per pubblica utilità finché non sarà ultimato il progetto in piazza del Luogo Pio (pensiamo a fabbriche chiuse come la Cosmos, che oggi è un rifugio di fortuna)». Oppure: «Dare all’emergenza abitativa i tre blocchi evacuati per i piani di recupero in via Gobetti, in Corea, sempre in attesa che siano pronti i nuovi alloggi».

«Siamo ben coscienti – puntualizzano con una nota – che non tutte le responsabilità della situazione attuale sono da imputare all’amministrazione e al Pd. Ma gesti come questi rappresenterebbero una vera volontà di venirsi incontro, al di là delle chiacchiere da bar».

Il 22 dicembre l’ex caserma tornerà in piazza con un corteo anti crisi che coinvolgerà realtà come Agelp, Trw e Cooplat.

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