Sicurezza
Condannati la preside e il figlio prof
Lui aveva segnato 731 ore lavorate a casa, lei aveva dato l’ok ai pagamenti. La Corte dei Conti: «Risarciscano il Vespucci»
LIVORNO. Il tribunale di Livorno e la Corte d’Appello di Firenze li avevano assolti dall’accusa di abuso d’ufficio. «Il fatto non sussiste», avevano sentenziato i giudici. Ma la Corte dei Conti ha stabilito che un altro fatto sussisteva, eccome. E ha deciso che Helia Ciampi Polledri, storica preside dell’istituto commerciale Vespucci, adesso in pensione, e il figlio Lucio Vannucchi, ai tempi docente nella stessa scuola, abbiano procurato danno erariale. E che dunque adesso debbano risarcire lo Stato con 12mila euro, oltre agli interessi maturati in più di dieci anni e alle spese processuali. Insieme a loro la Corte ha condannato l’allora responsabile della segreteria del Vespucci, Monica Zoppi.
L’incarico al figlio. La storia è datata 2001. Ed è relativa all’incarico esterno che il collegio docenti guidato dalla preside Ciampi Polledri affidò proprio a Lucio Vannucchi, allora trentaquattrenne, per realizzare un sito internet che promuovesse l’offerta formativa che la scuola aveva appena lanciato, denominata Adult Longlife Education e dedicata in particolare agli studenti del serale, per la quale erano stati stanziati 37 milioni di vecchie lire.
Denunce anonime e non. Nell’assegnazione dell’incarico a Vannucchi, la madre-preside avrebbe dovuto astenersi secondo il codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, cosa che in realtà non avvenne. E una serie di esposti anonimi, oltre che una denuncia della Cgil Scuola accesero le antenne alla procura e a alla Corte dei Conti, dando il via ai procedimenti penali e amministrativi che hanno portato poi all’accertamento del danno erariale.
731 ore di lavoro. Per la realizzazione del sito Vannucchi dichiarò 731 ore di lavoro, la maggiorparte delle quali svolte da casa e autocertificate. Ma secondo la procura erariale, dare vita a quelle pagine web avrebbe richiesto prestazioni nell’ordine di 100 ore complessive. In realtà le ore totali che furono pagate dalle casse del Vespucci furono anche di più: 789. Perché originariamente il progetto avrebbe dovuto coinvolgere sei docenti, con una suddivisione oraria uniforme, mentre in realtà 731 ore delle 789 dichiarate furono incassate da Vannucchi, che monopolizzò il progetto.
Sito poco professionale. Il monopolio in realtà non portò un gran risultato, tanto che la commissione costituita per esaminare la qualità del sito evidenziò perplessità tecniche, come ha sottolineato la procura erariale: «Il lavoro - si legge nella sua relazione - sembra effettuato da persona inesperta che si avvicina per la prima volta alla pubblicazione di pagine web e che procede per tentativi, utilizzando male semilavorati reperibili su internet».
Danno d’immagine allo Stato. Su Vannucchi e la preside Ciampi pendeva anche un altro capo d’accusa: il danno d’immagine creato alla scuola e al ministero della pubblica istruzione, dovuto agli articoli che uscirono sulla stampa locale relativi ai due processi penali. Il risarcimento di 12mila euro chiesto dalla procura tuttavia è stato respinto dalla Corte, in virtù del fatto che sugli stessi organi di stampa era stata poi raccontata anche l’assoluzione nella doppia sede penale.
La segretaria. Nel procedimento aperto dalla Corte dei Conti è entrata anche il direttore dei servizi amministrativi della scuola, Monica Zoppi. Che pur estranea all’affidamento dell’incarico al figlio della preside è stata condannata a risarcire 1200 euro per aver dato il via libera ai pagamenti richiesti da Vannucchi senza controllare e senza «riscontrare l’abnormità dei compensi che veniva invitata a disporre».
Le motivazioni. E’ proprio questo che viene attribuito a Vannucchi. I figlio della preside dovrà risarcire 9500 euro, per aver chiesto e ottenuto il pagamento di ore di prestazione lavorative «in termini assolutamente non congrui». Ore attestate peraltro con autocertificazioni. «Le 731 ore lavorative, concentrate dall’8 marzo al 13 agosto 2001 determinano un impegno di 4.6 ore al giorno, festivi compresi, a cui aggiungere il normale orario di lavoro come titolare di cattedra», sottolinea la Corte. «Un comportamento che costituisce un tentativo riuscito di ottenere pagamenti oltre il dovuto ai danni della scuola». Alla madre invece, che dovrà risarcire 2500 euro, viene addebitato un omesso controllo sull’attendibilità delle richieste del figlio.
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