Il Tirreno

Livorno

Capoluogo, Livorno scavalcata da Pisa

di Giulio Corsi
Capoluogo, Livorno scavalcata da Pisa

Ma le dimissioni di Monti potrebbero bloccare la manovra contenuta in un emendamento alla legge

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LIVORNO. La beffa era attesa e la beffa è arrivata. Al fotofinish, come un canestro da tre punti sul filo della sirena che ribalta il risultato di una partita che sembrava senza storia. Livorno-Pisa è andata proprio così. Livorno sempre in testa e Pisa vittoriosa nel finale. Anche se alle nove e mezzo di ieri sera, l’annuncio di Mario Monti di rassegnare le dimissioni dopo l’approvazione della legge di stabilità, è stato come se l’arbitro si fosse ritirato prima dell’ultimo frame di gara. Match sospeso, probabilmente per sempre.

Il condizionale è d’obbligo, visto che le dimissioni ancora non ci sono e che domani l’agenda parlamentare prevederebbe il voto in commissione affari costituzionali degli emendamenti al decreto taglia-province. E allora non si può prescindere dal raccontare la beffa che Livorno sta (o stava) per subire. Perché di vera e propria fregatura si tratta: è da luglio che il governo sostiene la tesi che la città con più popolazione diventi capoluogo delle nuove province. E Livorno, dall’alto dei suoi 161mila abitanti, terzo municipio in Toscana, pareva non aver contendenti. Capoluogo con chiunque, a parte in una unione con Prato che chiaramente non era mai stata paventata. E invece, a meno di un mese dalla scadenza del decreto, nei giorni clou per la stesura del testo che dalla commissione affari costituzionali dovrebbe approdare all’aula del Senato e poi alla Camera, ecco che d’improvviso, ieri, il criterio cambia. Non una modifica di una virgola, un’eccezione come avvenne un mese fa quando si inserì - ancora una volta ai danni di Livorno - quell’inciso per cui nel caso di tre o quattro province accorpate non valeva più il criterio del Comune più popoloso ma una votazione tra le stesse.

Stavolta si ribalta completamente la regola generale. Come se si fosse sbagliato tutto. E anche stavolta la novità punisce Livorno, anche se in mezza Italia rovescia lo schema su cui si è ragionato per sei mesi e che a parte alcuni territori particolarmente combattivi (Pisa e Avellino, tanto per non fare nomi) sembrava accettato.

Con la modifica del testo, sarà capoluogo della nuova provincia il capoluogo della vecchia provincia più numerosa, dice in soldoni l’emendamento proposto dal relatore del Pdl, Filippo Saltamartini. Passerà? «Sì, c’è accordo di tutti - era convinto nel pomeriggio il relatore Pd, Bianco in un’intervista al Tirreno -. Ma attenzione, questo criterio è valido all’inizio, in via transitoria - sottolineava -. Poi in sede di redazione dello statuto delle nuove province saranno i consigli comunali a decidere il capoluogo. Perché non spetta a Roma decidere, ma al territorio».

Chiaramente l’annuncio improvviso delle dimissioni da parte di Monti ha dissolto anche le parole di Bianco. Ma intanto da Livorno era già partita la controffensiva. «L’emendamento Saltamartini, che poi è quello che aveva proposto il pisano Ceccanti, è un controsenso - diceva Giorgio Kutufà, presidente di Palazzo Granducale -. Non capisco con quale valutazione, una volta uniti i territori di due province, si possa ancora far riferimento al vecchio territorio di una di esse. Ormai quello diventa un dato superato, vecchio, perché quella provincia non esiste più ma si è unita ad un’altra. Mentre le città capoluogo rimangono e i suoi abitanti sempre quelli sono».

Ma Kutufà oltre che sul capoluogo bocciava anche la volata finale di questo decreto che, ormai pare chiaro, potrebbe non avere il fiato per arrivare a diventare legge. «Sono preoccupato - diceva - che scelte così importanti, che per anni lasceranno il segno nella società civile italiana, vengano assunte in una fase così convulsa e confusa della vita politica del Paese. Unico aspetto positivo è aver staccato Lucca-Massa da Livorno-Pisa. Questo avrà ricadute positive sulla riorganizzazione degli organi periferici dello Stato. Perché una cosa è dividerli su 4 province, una cosa dividerli su 2». Ora, con le dimissioni di Monti anche quella divisione salterà.

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@giucorsi

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