Gioco
Muore a ventidue anni guidando l’auto dell’amico
Davide Vincelli stava tornando a casa dopo una serata universitaria a Pisa La macchina ha urtato il guard rail della rotatoria in via Firenze e poi si è ribaltata
LIVORNO. Davide, da Seneca, aveva imparato che la fortuna non esiste. Lo aveva ricordato anche ai suoi amici solo qualche giorno fa. «Esiste il talento che incontra l’occasione». È così che nasce il destino: buono, come il triplete della sua amatissima Inter per il quale aveva esultato, oppure infame, come quello che è toccato a lui in sorte. Perché il sogno di Davide Vincelli, detto “Il Vince”, si è fermato a 22 anni dentro alle lamiere della Bmw serie uno dell’amico mentre insieme tornavano a casa dopo aver passato la serata del giovedì universitario a Pisa. «Avevano una cena», raccontano in lacrime gli amici fuori dalla camera mortuaria cercando negli abbracci l’uno dell’altro di sostenere il peso del dolore.
Quello che è successo intorno alle 1,45 dell’altra notte in via Firenze, all’altezza della nuova rotatoria di Stagno, resta un’incognita che, forse, soltanto Paolo Salvini, 23 anni, l’ex compagno di classe che era al fianco di Davide, potrà svelare.
«Non ricordo niente», ha però spiegato ai medici e alla mamma quando ieri mattina si è svegliato in un letto del pronto soccorso con un trauma cranico prima di essere dimesso intorno alle 18 con una decina di giorni di prognosi.
Dai rilievi dei carabinieri pare che l’auto abbia toccato un terrapieno sulla destra e poi sia finita in mezzo alla rotatoria e infine sia andata a sbattere contro un palo della luce che corre lungo il guardrail. La velocità? Un colpo di sonno? L’asfalto bagnato? Tutte domande sul che cosa abbia innescato la carambola che quasi sicuramente resteranno senza risposte. Le carte, infatti, sono state mandate in Procura, ma il procedimento sarà archiviato.
«L’unica certezza – racconta chi indaga – è che non ci sono altre auto coinvolte. L’impatto è stato tanto tremendo quanto sfortunato, perché è avvenuto proprio dalla parte del guidatore. Altre volte il Signore, in quello stesso punto, ci aveva messo una pezza, stavolta, purtroppo, ha chiuso tutti e due gli occhi».
Eppure quando l’ambulanza dell’Svs è arrivata sul luogo dell’incidente Davide, figlio di un tenente colonnello dei carabinieri, era ancora vivo. «Lo abbiamo estratto dall’abitacolo e respirava», raccontano i vigili del fuoco. Troppo profonde però le ferite per dargli una speranza.
Il ventiduenne, iscritto al terzo anno di Giurisprudenza e da qualche mese padrone di un gatto capace di fare il diavolo a quattro in casa, è morto durante la corsa in ospedale.
Così per chi gli voleva bene quello di ieri è stato il peggiore dei risvegli. Scrive il suo ex professore del liceo Enriques Roberto Toschi: «Ti ho fatto da professore per tre anni, non so quanta matematica e fisica sono riuscito a insegnarti, ma tu sei riuscito a entrare nel mio cuore con il tuo affetto e la tua simpatia. Ci ritroveremo dall’altra parte del cielo».
È il sorriso l’eredità che Davide ha lasciato. Lo gridano gli amici in ogni messaggio. Quel sorriso che portava nelle serate al fondo in via Carlo Bini, in discoteca a Calafuria con gli amici dj, sui campi di calcetto o quando per un mese in estate, lasciava Livorno per andare in Calabria con genitori e il fratello Simone, giocatore di pallacanestro. «”Ciao, avete visto Davide?” È stato il nostro tormentone per anni», ricorda un amico del mare. “Il Vince” è in cielo – risponde Gabriele – «e sarà l’angelo più interista di tutti i tempi».
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