Gioco
Misericordia caos «Ma noi volontari non molleremo»
Il racconto di Fabio, decano dei confratelli, 51 anni di servizio Atmosfera tesa tra i soccorritori dell’associazione
LIVORNO. Franco aveva 17 anni quando ha fatto il suo primo servizio nella Misericordia. «Quando in sede entravano i capiguardia noi tremavamo. In giro andavamo coi cappucci per non farci riconoscere e quindi per non farci ringraziare dai cittadini assistiti». Altri tempi. Oggi Franco Fancelli ha 67 anni ed è in pensione da 12, faceva il tecnico della Telecom. Dieci-dodici ore del suo tempo le passa in via Verdi: è il decano dei capi guardia. E fa anche il responsabile degli autisti volontari. L’evoluzione della Misericordia l’ha sentita tutta. E soprattutto ha vissuto in prima persona le polemiche e le tensioni che si sono moltiplicate in questi ultimi due anni, esplose nelle scorse settimane con la richiesta da parte dell’assemblea dei volontari di commissariare la confraternita. Una decisione “obbligata”, considerando che la maggior parte dei consiglieri del magistrato che governa l’associazione s’è dimesso per incompatibilità nella gestione. Da anziano all’interno del gruppo di oltre cento soccorritori, che ogni giorno prestano tempo e passione alla Misericordia, Franco racconta dal punto di vista dei volontari questi giorni di tensione che precedono l’arrivo del commissario.
Che atmosfera si respira in questi giorni in via Verdi?
«Non tira una buona aria. È strano... Siamo tutti in attesa che succeda qualcosa, che venga qualcuno che ci restituisca quella serenità necessaria per lavorare bene. Il punto è che siamo allo sbando e ci sentiamo abbandonati, manca una guida ormai da ottobre».
Quando sono sorti i problemi?
«L’estate è trascorsa più o meno tranquilla, poi la situazione è precipitata a settembre quando ci sono state le prime dimissioni da parte dei membri del consiglio. Noi, come fratellanza, sapevamo che non erano tutte rose e fiori, ma non avevamo avvertito subito la criticità della situazione perché le divergenze erano soprattutto interne. Solo quando i membri del magistrato hanno cominciato ad andare via abbiamo capito che qualcosa era precipitato».
A quel punto cosa avete fatto?
«Allora è stata convocata l’assemblea della fratellanza e in quella sede abbiamo analizzato la situazione e poi chiesto l’intervento della confederazione regionale e di quella nazionale. Abbiamo valutato che eleggere subito un nuovo magistrato non sarebbe stata una buona soluzione in quanto c’era il rischio che i problemi si ripresentassero a breve. La presenza di un membro esterno invece in qualche modo ci dà più garanzie per il futuro».
Intanto però ancora non è arrivato nessuno...
«Ci sentiamo trascurati. Il presidente delle confraternite regionali Alberto Corsinovi è venuto una prima volta da noi e ha detto che avrebbe parlato con i capiguardia e col vescovo, ma ancora non ci sono novità».
Com’è il morale dei ragazzi?
«Psicologicamente siamo molto giù, dispiaciuti e amareggiati. Ma non molliamo. Ci sacrifichiamo e andiamo avanti a denti stretti, cercando di non fare pesare al cittadino i nostri problemi. Forse qualcosa trapela, ma noi crediamo molto nella nostra missione e non lasciamo nessuno in mezzo alla strada».
Se potesse lanciare un appello cosa direbbe?
«Mi rivolgerei alla confraternita regionale: mandateci presto qualcuno che prenda in mano il timone, solo così le cose potranno aggiustarsi. La situazione qui è molto difficile e c’è in ballo il futuro della Misericordia. Anche perché ora l’unica cosa possibile è la gestione ordinaria, ma se volessimo comprare anche solo delle divise nuove, non lo possiamo fare».
Nei 51 anni di attività alla Misericordia le era capitato di vivere momenti così difficili?
«Ricordo che già 50 anni fa l’associazione fu affidata a un commissario prefettizio. Io c’ero e non fu un momento facile. Ma all’epoca, una volta che poi si insediò il magistrato le cose si appianarono e tra alti e bassi tutto è andato bene fino a ora».
Cosa è successo adesso, da dove nasce questa crisi?
«È difficile a dirsi. Forse c’è stata una cattiva gestione o forse occorre una guida più forte o semplicemente ci sono state criticità oggettive. Questo non lo so. Di certo un punto controverso è stato quello del cimitero vecchio che ha bisogno di molta manutenzione. Una cosa non semplice da gestire».
Lei è il decano dei volontari, in base alla sua lunga esperienza cosa si potrebbe fare ora per salvare la Misericordia?
«Le posso dire quello che faccio io, tutte le mattine: mi sveglio alle 7 e vengo a fare il volontario per la Misericordia. È questa la migliore cura secondo me. Trascorro qui in via Verdi con i ragazzi 4/5 ore la mattina e altrettante la sera. La mia vita è sull’ambulanza e ne vado fiero. Non smetterò mai».
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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