Il Tirreno

Livorno

L’interporto ora punta sui camion

di Mauro Zucchelli
L’interporto ora punta sui camion

Nasce un polo per le “autostrade del mare”: una banchina “lunga” per accogliere e preparare i trailer

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GUASTICCE. C’è fane di spazi in porto. Sgomitanto le crociere, sgomitano i prodotti forestali. Sgomitata chiunque sia a caccia di traffici che, essendo più scarsi, hanno buon gioco a esigere condizioni migliori come spazi e come tempi. L’espansione a mare con il mega-progetto da un miliardo di euro? Né domani né dopodomani, ecco che l’alternativa concreta è allungare la banchina verso terra: ma, siccome non è chewing gume, lo si può fare accorciando i tempi per raggiungere un “polmone” di pianura com’è l’interporto.

A Guasticce il rito del convegno con taglio del nastro lo officiano l’assessore regionale Luca Ceccobao e il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci in tandem con il padrone di casa, il presidente della società Interporto Federico Barbera. Ma stavolta non stiamo parlando di un’opera pubblica o d’un pubblico appalto bensì dell’avventura imprenditoriale che ha messo i capitali di investitori di solido nome come Antonio Maneschi e Massimo Ciano sulla strada di un gruppo di giovani che vengono dall’esperienza operativa sulle banchine e dall’aprile 2009 all’interporto forniscono servizi ai camion che vanno e vengono dal porto facendo di Livorno lo scalo numero uno in Italia per le “autostrade del mare”: la “Trailer Service” l’hanno creata Claudio Bertelli, Michele De Martino, Marco Antonini e Josè Portas Vives (i primi tre vengono da ruoli di responsabilità in casa Moby, il quarto da Gnv).

È diventato un grosso polo logistico mediterraneo che serve un po’ come le quinte per il palcoscenico: a meno di otto chilometri dall’imbarco, offre piazzali e servizi per evitare di ingombrare le banchine. Le cifre parlano da sole: gli spazi di parcheggio sono 282 per rotabili “normali”, 41 per l’area frigo e 21 per le merci pericolose più nagazzini (2.550 metri per merci a lungo termine e grossomodo la metà per merci a sosta breve), senza contare le foresterie ad uso autisti e la “rampa scavallamenti”.

Già, perché fra i servizi che di recente hanno avuto più successo c’è la possibilità di mettere un rimorchio vuoto sull’altro fino a impilarne tre pagando un solo viaggio nave. «Il cliente – spiega Bertelli – può anche consegnarci il trailer e riprenderlo al ritorno senza farsi carico dei tempi morti di attesa in porto».

Ma non è la sagra dei complimenti tutti rose e fiori. Lo dice subito Barbera: «Sbaglia il porto che ingolfa i propri spazi di attività che potrebbero essere fatte all’esterno e solo in nome di rendite di posizione restano lì». Non basta: «Mi piange il cuore quando ripenso all’Alto Fondale che ho conosciuto anni fa: illuminato di notte più dello stadio durante una partita, 40-50 addetti al lavoro a terra, tante squadre a bordo. Settimane fa sono passato e già alle 21 al varco Valessini era tutto spento, zero lavoro».

L’assessore Ceccobao mette l’accento sui soldi accantonati nei conti 2013 per mettere finalmente le gambe al progetto che faccia collegare l’interporto direttamente con le banchine: non una volontà politica generica ma soldi, insiste. Finora, in effetti, il binario c’è ma porta solo al Calambrone e in concreto riuscire ad attraversare l’affollatissima linea tirrenica è un rebus. Cosa fare? Utilizzare strutture in parte già esistenti per puntare dritto al porto.

Dal sindaco colligiano Bacci arriva un’altra sottolineatura. Anzi, due. Da un lato: Colle ha rimodellato le regole urbanistiche per ampliare l’utilizzo delle aree interportuali anche per insediamenti industriali. Dall’altro: Colle, però, chiede anche di entrare nella “stanza dei bottoni” dell’Autorità Portuale (così come l’Authority è entrata dentro il consiglio d’amministrazione dell’interporto) perché – afferma – «serve una governance allargata così da integrare e rendere più coesa anche la capacità di programmare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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