Il Tirreno

Livorno

Bidoni persi in mare esposto in Procura «Giallo sul recupero»

di Giulio Corsi
Bidoni persi in mare esposto in Procura «Giallo sul recupero»

Presentato da un gruppo di cittadini e associazioni «Chiarezza sulla notte della tragedia e sulla Grimaldi»

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LIVORNO. Un esposto in procura per chiedere che venga aperto un fascicolo su tutte le incongruenze registrate in dodici mesi di bidoni-story. E dentro quel “tutte” c'è davvero di tutto. Dai misteri legati alla notte maledetta del 17 dicembre dell'anno scorso quando al largo dell'isola di Gorgona 198 fusti tossici piombarono in mare insieme ai due rimorchi che li trasportavano dall'eurocargo Venezia della Grimaldi Lines (cosa successe realmente a bordo della nave, come fu possibile che l'equipaggio sia uscito solo due ore dopo sul ponte e possa confermare esattamente il luogo di caduta dei bidoni e l'eventuale disseminazione dei fusti lungo il tragitto che portava la nave a Genova) ai motivi per cui sulla scheda d'imbarco del materiale in partenza da Catania fosse riportato cobalto e molibdeno e invece in realtà il materiale contenuto fosse nichel e molibdeno.

E ancora: perché la notizia fu diramata dodici giorni dopo l'incidente a seguito di un articolo del Tirreno? Perché le ricerche sono partite due mesi dopo l'incidente e quelle successive addirittura a fine primavera? Perché davanti ai tentennamenti dell'armatore non si chiese l'immediato intervento della Marina? E infine, perché adesso, nonostante le ingiunzioni della capitaneria datate agosto, nessuno è in grado di costringere Grimaldi a riprendere le operazioni di ricerca dei quasi ottanta fusti o sacchetti tossici ancora dispersi in fondo al mare?

Sono 32 le domande senza risposta che un gruppo di cinquanta cittadini ha deciso di porre direttamente alla magistratura attraverso l'esposto firmato dagli avvocati Antonini e Dalle Luche del foro di Lucca alla procura di Livorno. Con i cinquanta cittadini una serie di associazioni, capeggiate da Vertenza Livorno, fra i quali l’ente nazionale per la protezione animali, dal Movimento per la terra, Italia Nostra, Il Triton, Medicina Democratica e dal comitato abitanti di Gorgona.

I dubbi, gli interrogativi sono quelli che in questi dodici mesi tutti i cittadini si sono posti di fronte ai ritardi di ricerche e operazioni di recupero, che pure hanno sortito buoni effetti ma non sufficienti avendo comunque permesso l'individuazione e il recupero di 144 bersagli fa fusti pieni, vuoti e sacchetti fuoriusciti dai fusti, ma per fortuna non compromessi.

«Un fascicolo è già aperto in procura, ma con questa azione vogliamo che i livornesi entrino come parte offesa nel processo che se ci sarà ci permetterà di costituirci parte civile», spiegano i due legali. «Nell'esposto chiediamo di esaminare i fatti e le tante incongruenze per verificare la sussistenza di reati nella condotta dell'armatore, ma anche per le modalità con cui è stata gestita l'emergenza».

«Sappiamo che più tempo passa, più il rischio che quei bidoni disperdano i veleni che contengono sale e allora ci chiediamo come si può restare inermi davanti a un simile rischio da parte delle istituzioni - sottolineano Massimo Maggini, Rosalba Volpi, Renata Fontanella (Vertenza Livorno), Maurizio Ulacco (Italia Nostra) e Simona Corradini (per la terra). «Tra l'altro si continua a parlare di parco della Meloria e di cetacei: vorremmo che ci fossero più controlli sulle migliaia di cargo che ogni giorno solcano il mare in cui facciamo il bagno e peschiamo il pesce che mangiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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