Il Tirreno

Livorno

«Avanti con l’inceneritore ma la discussione è aperta»

di Juna Goti
«Avanti con l’inceneritore ma la discussione è aperta»

L’assessore Nista presenta in anteprima la bozza del Piano interprovinciale «Più raccolta differenziata e impianti per ridurre i conferimenti in discarica»

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LIVORNO. «Questo è un piano che tutela il territorio. Un piano flessibile, aperto alle osservazioni di tutti, che cerca di superare la gestione attuale dei rifiuti impostata sulle discariche. Come? Aumentando la raccolta differenziata, il recupero e il riciclo, ma anche dotandoci di impianti che ci consentano di non trovarci in emergenza e di chiudere il ciclo». Così sul tavolo della discussione arriva (ufficialmente) il maxi inceneritore che tra dieci anni potrebbe bruciare a Livorno i rifiuti di tutta la costa.

Stamani l’assessore provinciale Nicola Nista presenterà per la prima volta alla terza commissione di Palazzo Granducale il Piano interprovinciale dei rifiuti che in sostanza prova a dire come saranno gestiti da qui al 2020 gli urbani prodotti tra Pisa, Massa Carrara, Lucca e Livorno (Ato costa).

«Oggi – interviene Nista – nell’Ato si raggiunge il 38-40% di raccolta differenziata: vogliamo arrivare al 65, aumentando il porta a porta».

Ma quanta spazzatura produciamo? E quanta ne produrremo? I dati riportati nella bozza, fermi al 2009, dicono che nella provincia di Livorno finiscono nei cassonetti 248.865 tonnellate di rifiuti, che salgono a 928.129 considerando l’Ato. Nel piano, guardando al 2020, è previsto un incremento della produzione di rifiuti fino a 1.034.424 tonnellate. E su questo vengono calibrati gli impianti. Per la verità esiste anche una previsione che ipotizza una riduzione fino a 873.796 grazie ad interventi «di prevenzione», però viene giudicata «di supporto».

Com’è che mentre la direttiva europea chiede di ridurre l’immondizia, qui si va verso un aumento? «La proiezione – risponde Nista – è calcolata sulla base dei dati Irpet di sviluppo. Per far scendere davvero la produzione di rifiuti bisogna che cambino il modo di produrre e la cultura del consumo. C’entra poco la crisi. Un esempio: se compro 1 o 3 etti di prosciutto mi serve sempre un imballaggio. Ma se la gente inizia a comprare in modo sfuso l'industria piano piano si adegua». Il fronte ambientalista ha diffidato i consiglieri provinciali dall’adottare il Piano, parlando di «dati gonfiati» per giustificare la realizzazione del nuovo inceneritore. «Se qualcuno ha un altro sistema di calcolo della futura produzione – controbatte Nista – ce lo faccia vedere».

Nella programmazione che arriverà in commissione si parla chiaramente del maxi inceneritore da realizzare a Livorno (al posto di quello del Picchianti), nell’area industriale che va dal porto all’Eni: brucerebbe 350mila tonnellate (l’impianto Aamps arriva a 60mila, 120mila se ci fosse la terza linea). «Auspichiamo di portare la differenziata al 65 per cento – dice Nista – e il 35per cento di un milione fa 350mila...».

«Ha fatto bene il Comune – chiosa – a dare la sua disponibilità a discuterne la realizzazione. Per noi l'obiettivo è essere certi di poter chiudere il ciclo dei rifiuti: decidiamo se continuare con le discariche o dare gambe alla direttiva europea, dotandoci anche di impianti tecnologicamente avanzati che diano certezza del risultato (non solo inceneritori, anche biodigestori). È sbagliato mettere in competizione raccolta differenziata e termovalorizzazione». E nella trattativa, lo dice lui, «ci sono elementi di compensazione economici e non per Livorno: il territorio non deve subire la scelta, ma cogliere l’opportunità». «Le 350 mila tonnellate – risponde a chi teme che faremo da pattumiera della Toscana e non solo – servono a noi. Se poi dalla discussione verrà fuori che basta un impianto più piccolo va bene. La dimostrazione che non è tutto deciso sta nel fatto che nella Vas vengono prese in esame entrambe le ipotesi: terza linea o nuovo impianto». Ma nel Piano si parla solo del secondo...«In un'ottica di area vasta – controbatte Nista – abbiamo ritenuto fosse meno impattante degli attuali inceneritori di Livorno e Pisa messi insieme. Poi, ripeto, siamo aperti alla discussione».

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