Il Tirreno

Livorno

Confratelli poco fraterni: alla Misericordia arriva il commissario

di Lara Loreti
Confratelli poco fraterni: alla Misericordia arriva il commissario

Dopo le dimissioni di nove membri del consiglio, l’associazione è paralizzata. I confratelli si sono riuniti e ora, pur tra le polemiche, s’aspettano una svolta

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LIVORNO. Tremila iscritti, oltre cento volontari che fanno servizio quotidianamente, 417 anni di storia alle spalle. La Misericordia è un pezzo di Livorno. Un cuore che pulsa nel petto di tutte quelle persone che si sentono parte di una grande famiglia. Eppure da un paio di anni a questa parte non trova pace. Tormentata da una guerra intestina fatta di polemiche, colpi di scena, dimissioni, elezioni ripetute, divergenze di vedute tra i membri del consiglio. Un vento di controversie che in una parola vuol dire: instabilità. E di conseguenza tensioni nella gestione quotidiana dell’associazione. L’ultima puntata della saga della discordia parla di commissariamento della confraternita. Sette membri su 14 del magistrato (più altri due già usciti di scena nei mesi precedenti) si sono dimessi nelle scorse settimane. Il magistrato, insediatosi nel luglio 2011, è sempre stato diviso in due fazioni, emerse già due anni fa in occasione delle elezioni. All’epoca non si riusciva a formare il consiglio proprio perché tra i candidati c’erano due schieramenti netti. Quegli attriti, che la scorsa estate dopo mesi di braccio di ferro sembravano attenuati, sono rispuntati con forza negli ultimi tempi. E a nulla sono serviti i tentativi di riconciliazione fatti a novembre dal presidente della confederazione regionale delle Misericordie, Alberto Corsinovi. A dare una scossa alla situazione ci hanno pensato gli stessi militi, che si sono riuniti in assemblea il 12 novembre. Un confronto vibrante in cui i volontari, per il bene della Misericordia, hanno “votato” a favore del commissariamento. Il passo successivo, infatti, è stato raccogliere le firme e inviare una lettera al magistrato, presieduto da Enrico Della Bella, e al presidente regionale Corsinovi, in cui si chiede l’intervento di un commissario. Una figura esterna, che per il momento non è stata ancora nominata, che dovrebbe arrivare sabato o al massimo la prossima settimana. L’obiettivo è quello di tranquillizzare gli animi in occasione della festa dell’Immacolata. «Serve una nuova era», dicono in coro i volontari. E una svolta potrà esserci solo con l’entrata in scena di un incaricato super partes che rimetta in ordine la situazione. Solo che per ora l’arrivo del commissario tarda. E su questo concordano tutti. «C’è stato un notevole ritardo - dice l’ex consigliere dimissionario Mario Marasco - Ci aspettavamo maggiore attenzione verso la Misericordia e ciò ci dispiace». Riflessione condivisa anche da Della Bella.

Le questioni che hanno diviso il magistrato riguardano la visione del futuro della Misericordia, a partire dagli investimenti. Se da un lato c’era una parte del magistrato propensa a guardare all’associazione come un’azienda pronta a “svecchiarsi”, a investire anche in nuovi settori e a riutilizzare gli immobili; dall’altra l’ala più tradizionale frenava. Il consiglio non è riuscito a trovare un accordo, per esempio, sul riutilizzo di alcuni edifici da adibire ad ambulatori e in generale sulle rendite degli immobili. Altra vexata quaestio s’è rivelata quella della gestione del personale, 28 dipendenti tra centralinisti, autisti, amministrativi e impiegati del cimitero. «Io avrei voluto rimodernare il settore, adeguarlo con l’introduzione di strumenti tecnologici, modificare il regolamento interno e così via - dice Bonanno - Ma eravamo sempre paralizzati su questo tema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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