Il Tirreno

Livorno

In piazza Sforzini chiusi cinque negozi nel giro di due mesi

di Ludovica Monarca

Uno è lo storico “Martini”, aperto da più di 30 anni La proprietaria: «Non si vende, impossibile andare avanti»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Ardenza sta morendo, ogni giorno sparisce un’insegna»

Cinque negozi chiusi nel giro di due mesi e tutti in piazza Sforzini. Sono numeri che fanno paura, a tutti, specialmente ai negozianti che restano e che si sentono come dei sopravvissuti. «Sopravvissuti fino ad oggi, ma camminiamo sul filo», sussurrano. Saponerie, alimentari, lavanderie a gettoni e anche un negozio di cartongessi. Ad uno ad uno se ne stanno andando, colpa della crisi che non accenna a diminuire. E anche il periodo di acquisti di Natale non sembra dare nessun sollievo. «Certo – afferma una delle negozianti – ora arriva il periodo più duro: c’è il pagamento dell’Iva, le tasse e la seconda rata dell’Imu, il governo come può pensare che qualcuno avrà anche i soldi per fare i regali di Natale? Ci stanno strozzando».

Il primo negozio a chiudere, o meglio a trasferirsi a Padova, è stato un commerciante di cartongessi nello scorso mese, poi, a causa delle vendite in calo, è toccato alla saponeria Nella e alla lavanderia a gettoni. Ieri ha chiuso dopo quasi cinquant’anni il negozio alimentari Simonetta. «È andata in pensione – racconta una delle inquiline dello stesso palazzo – e ha preso la palla al balzo, chi glielo faceva fare di rimanere aperta in questo periodo di crisi?». La notizia che stupisce di più però è quella che riguarda lo storico negozio di calzature e abbigliamento Martini. È aperto da più di trent’anni, ma la proprietaria, Patrizia Guerrini, ha deciso di chiudere il 29 dicembre.

«Ho comprato questo negozio dai precedenti proprietari nel 2006 – racconta – La crisi è cominciata nel 2010 e da allora la situazione non ha fatto altro che peggiorare». Patrizia, 50 anni appena compiuti, non è il genere di persona che si abbatte, ma raccontando la sua storia stenta a trattenere le lacrime. «Amo questo lavoro e questo negozio – spiega – per provare a salvare la situazione negli ultimi cinque mesi ho chiesto 70mila euro ai miei genitori per pagare le forniture. Ma non è bastato. Le persone non comprano. Entrano, guardano, ti dicono “ripasso quando riscuoto”, ma poi non si vede più nessuno. Da settembre ho iniziato a vendere solo quando ho messo fuori il cartello della liquidazione totale: il 7 novembre. Non posso più andare avanti così». Patrizia è separata ed ha una figlia che va all’università. Sulle spalle ancora 9 anni di mutuo per la casa a 700 euro al mese. «Lascio ora anche perché mi ha chiamato l’avvocato da cui lavoravo come segretaria anni fa per offrirmi un posto – racconta – Lo stipendio è poco, ma almeno sono sicura di ciò che avrò in mano alla fine del mese. Per fortuna ci sono i miei genitori, altrimenti non saprei come fare, soprattutto per mia figlia». Ed è proprio pensando a lei che Patrizia tira fuori tutta la rabbia che ha dentro: «Nessuno si occupa di noi – afferma – lo Stato ci ha abbandonato. Io mi vergogno di essere italiana, ed è colpa loro dei politici, non nostra che lavoriamo da una vita. Lo dico sempre a mia figlia: scappa tu che puoi. Spero di riuscire a vendere il negozio. Lo lascio arredato, chiedo solo una piccola buona uscita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web