Il Tirreno

Livorno

Camionista ucciso dai cani Il pm conferma le accuse

di Lara Loreti
Camionista ucciso dai cani Il pm conferma le accuse

Gli indagati restano due, il proprietario dell’area e la donna che badava al branco Il reato contestato è omicidio colposo: depositata la chiusura delle indagini

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Lui, Giuseppe Di Leo, 34 anni, non avrebbe assicurato idonee condizioni di sicurezza nel posto di lavoro, tollerando la presenza dei cani e assumendosi quindi la responsabilità della permanenza degli animali nei suoi piazzali sull’Arnaccio. Lei, Rodica Trofin, 53, pur sapendo della pericolosità dei cani a cui badava personalmente da anni, il giorno della morte di Vito Guastella, non avrebbe fatto nulla per evitare che si creassero situazioni di pericolo nel momento in cui il branco si era allontanato dalla sua roulotte, dove di solito sostava. Sono queste le conclusioni a cui è giunto il pm Gianfranco Petralia, che ha coordinato le indagini sulla morte di Guastella, camionista siciliano di 50 anni morto a fine febbraio sbranato dai cani su un piazzale sull’Arnaccio a Biscottino. Nei giorni scorsi il magistrato ha notificato l’atto di chiusura delle indagini. Nel registro degli indagati, accusati di omicidio colposo in concorso, ci sono due persone: Giuseppe Di Leo, proprietario e gestore dei due piazzali dove sono successi i fatti, quello dove è morto l’autotrasportatore e quello adiacente dove vivevano i cani; lei invece è la romena che badava ai cani e che per 4 anni è vissuta in una roulotte su una delle due aree di Di Leo. Nel corso delle indagini, svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo, è emerso che i cani avevano già aggredito tre lavoratori tanto che nei piazzali c’erano dei bastoni che venivano usati dai camionisti per scacciare le bestie. Secondo il pm, Di Leo, socio amministratore unico e responsabile alla sicurezza dell’omonima ditta autotrasporti, era a conoscenza della situazione e avrebbe dovuto fare qualcosa per mettere in sicurezza i piazzali. Inoltre, sempre secondo l’accusa, l’imprenditore aveva autorizzato non solo la presenza dei cani ma anche la loro permanenza, considerando che ospitava nella sua area, all’interno di una roulotte abusiva con uso di corrente elettrica appoggiata a quella della ditta, la romena che si occupava degli animali. Il pm ipotizza che Di Leo tollerasse i cani a scopo di difesa della proprietà.

Ma secondo l’accusa anche la romena avrebbe potuto fare qualcosa di concreto per evitare la morte brutale del camionista, monitorando i cani nelle prime ore della mattina (quando i lavoratori entravano nei piazzali) ed evitando che si allontanassero dalla roulotte, cosa che è successa al momento dell’aggressione. Quella mattina, erano le 7.30, quando Guastella, che aveva lasciato lì il rimorchio, lo stava agganciando alla motrice. I cani si sono avvicinati e l’hanno assalito procurandogli lesioni gravissime fino a farlo dissanguare. Questa è la ricostruzione del pm. Versione dei fatti che viene contestata dall’avvocato di Di Leo, Josè Libero Bonomo, secondo il quale sul posto quella mattina c’era qualcun altro. Le ferite che aveva in testa la vittima, secondo la perizia di parte, non erano riconducibili ai cani, ma probabilmente erano state causate da un colpo con un oggetto contundente preso dal camionista .

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web