Gioco
«Hanno picchiato mia madre»
Un giovane: «Ero in piazza Cavour, gli agenti mi inseguivano e lei voleva salvarmi»
LIVORNO. «Ero in piazza Cavour insieme agli altri ragazzi quando s’è scatenato l’inferno. Mia madre passava di lì e ha visto tutto. Ha assistito alla scena della polizia che mi inseguiva. C’erano alcuni poliziotti che mi venivano addosso e lei s’è buttata nel mezzo per difendermi. Ma le ha prese. È stato terribile: prima mia madre testimone del figlio picchiato e poi io che vedo senza poter far nulla lei aggredita dalla polizia».
Il tono si abbassa e la voce è tremante mentre rievoca un momento di paura vissuto neanche due giorni prima. A parlare è un giovane di 18 anni che sabato pomeriggio è rimasto coinvolto negli scontri tra la polizia e i manifestanti della ex caserma Del Fante. Manifestazione a cui hanno partecipato i giovani dei comitati del diritto alla casa e dei disoccupati e precari, con l’appoggio di altre associazioni e di cittadini di passaggio.
«Mia madre ha preso una manganellata dietro la testa e una botta sul viso - racconta il giovane - ha un’escoriazione sul naso. Per fortuna niente di grave. Ma la paura è stata tanta: quando ha visto che gli agenti mi venivano addosso non ci ha visto più e s’è lanciata verso un poliziotto per dirgli di lasciarmi stare. Ma così facendo è finita nel mezzo anche lei. È una storia assurda. Lei sapeva che ero in città per partecipare a una manifestazione e non avrebbe mai pensato di trovarmi travolto in quella situazione».
La donna, 42 anni, s’è fatta refertare in pronto soccorso e ha riportato cinque giorni di prognosi. Il figlio, 18 anni già compiuti, è pressoché illeso. Il ragazzo, studente delle superiori, frequenta assiduamente l’ex caserma occupata di via Adriana. «I miei genitori sanno che quasi ogni giorno vengo qui all’ex caserma Del Fante e appoggiano le mie idee politiche e il mio impegno - dice lo studente - Qui alla caserma c’è sempre qualcosa da fare e io dopo la scuola lavoro volentieri con gli altri ragazzi, aiutandoli nei lavori quotidiani. Spesso mi fermo qui a dormire: mi muovo in bici e a volte, finendo tardi la notte non ce la faccio a tornare a casa, abito lontano. E così mi fermo a dormire con loro. Condivido in pieno la lotta contro le ingiustizie sociali e la risposta concreta che qui trovo ai problemi».
Lara Loreti
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