La protesta
Cosimi: è impossibile discutere se ci si nasconde sotto il casco
LIVORNO. «Sono sempre aperto al dialogo, ma non perché sono impaurito. Il dialogo si fa perché è giusto che ci sia dialogo». Alessandro Cosimi, all’indomani dell’assalto alla Prefettura da parte di...
LIVORNO. «Sono sempre aperto al dialogo, ma non perché sono impaurito. Il dialogo si fa perché è giusto che ci sia dialogo». Alessandro Cosimi, all’indomani dell’assalto alla Prefettura da parte di un gruppo di antagonisti, si pone il problema di come la politica possa rispondere ai disagi (la casa, il lavoro, la difficoltà di arrivare a fine mese) di coloro che scendono in piazza per protestare.
«Intanto bisogna imporre con forza una discriminante : la violenza - spiega il sindaco - Non si può pensare che sia permesso di fare tutto. E soprattutto non penso che quanto accaduto domenica scorso sia fisiologico in una situazione di crisi. Non voglio sembrare arrogante, ma come si fa a parlare con chi non ti lascia parlare e con chi crede che la soluzione dei conflitti sia la violenza? La mia amministrazione è sempre stata pronta a dialogare con tutti. Io stesso l’ho fatto: ho accettato il confronto e anche il conflitto. Sono convinto che sia necessario un dibattito anche con chi è contro il sistema, perché le idee sono sempre e comunque un arricchimento. Quello che non accetto è la violenza».
E a questo punto, Cosimi cita due esempi collegati tra loro ma che hanno avuto esiti diversi. «In occasione dell’intervento di Renzi - ricorda - c’è stato un gruppo di studenti e di precari che, all’esterno del Terminal Crociere, hanno contestato lui e il Pd. Ho parlato con alcuni di loro, ho ascoltato il loro punto di vista. E tutto si è concluso nei limiti di una legittima protesta. In occasione dell’arrivo di Bersani, almeno per quanto ho potuto vedere, in molti si sono invece presentati con il casco in testa: difficile, pensare che fossero venuti lì per discutere».
Come si spiega, però, questa continua contestazione nei confronti del Pd? Non è un caso, che l’assalto alla prefettura sia avvenuto nel giorno del ballottaggio delle primarie fra due candidati del partito...
«Non vorrei - dice - che succedesse ciò che accaduto negli anni ’70, quando il nemico era il Pci. Ma non accetto la deriva violenta e non accetto nemmeno la deriva minacciosa».
I disagi però espressi dalla gente sono reali. «È vero - ammette - ma non sono solo problemi di Livorno: non possono far pagare alla città una condizione di crisi generale. E poi, mi sia permesso dirlo, se la prendono proprio con gli unici che si mettono in gioco su queste problematiche. Stiamo infatti facendo uno sforzo enorme: solo il Comune di Livorno, nonostante abbia perso in tre anni 25 milioni di euro di potere d’acquisto, mantiene lo stesso livello di servizi per il sociale. E poi non esiste solo il Comune: dovrà pur esserci una dispersione di responsabilità tra le varie istituzioni. Noi, lo ripeto, non abbiamo mai avuto atteggiamenti di rifiuto al confronto. Anzi, cerchiamo di dare risposte concrete ai problemi e continueremo a farlo».
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