Il Tirreno

Livorno

Bersani fa il pieno in città e recupera anche nella provincia

di Juna Goti
Bersani fa il pieno in città e recupera anche nella provincia

E ora già si pensa alle consultazioni sulle future candidature per le elezioni politiche La tornata delle primarie cambia comunque gli equilibri politici nel Pd e nello schieramento

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. I numeri dicono che alla fine della lunga corsa iniziata il 4 novembre con l’apertura delle iscrizioni alle primarie, a vincere è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. È lui il candidato premier alle prossime elezioni politiche per la coalizione formata da Pd, Sel e Psi.

A Livorno, nella prima lenta e piovosa domenica di dicembre, vanno a votare in 13.888, circa il 10 per cento in meno rispetto a domenica scorsa, quando gli elettori erano stati 15.323. Bersani prende 8.492 voti, contro i 5.396 di Matteo Renzi: un 61,1% che come ripete il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, «ci fa stare in linea con l’Italia e ci conferma in controtendenza rispetto alla Toscana». Dove il sindaco di Firenze ha conquistato circa il 55% delle preferenze.

Considerando tutta la federazione del Pd livornese, da Bibbona a Collesalvetti, a raggiungere i seggi sono stati 22.581 simpatizzanti del centrosinistra, contro i circa 24.650 del 25 novembre: al secondo turno, per la gioia del segretario territoriale Samuele Lippi, Bersani si è ripreso Cecina (per appena 6 voti, da 1.144 a 1.138) e si è tenuto la Collesalvetti del sindaco renziano Lorenzo Bacci (1.072 voti contro 845), che però non ha ceduto Guasticce, Nugola e Parrana. Bibbona resta renziana (di 3 voti, da 186 a 189).

La guida del coordinamento per le primarie, Claudio Seriacopi (Pd), tira le somme di due settimane «impegnative, caotiche e stressanti» per un esercito formato da 500 volontari. I renziani dicono di perdere «col sorriso», i bersaniani fanno il brindisi di rito, col segretario comunale Yari De Filicaia che nella lunga giornata del «vorrei votare ma non posso» tira le orecchie al partito e si scusa con quei 1.049 elettori che non sono stati ammessi alle urne. A turno parlano di «calo fisiologico» rispetto all’affluenza, anche se «le diatribe dell’ultima settimana sulle regole possono avere stufato parte dell’elettorato».

Dal fronte Sel, Andrea Ghilarducci dice che «le primarie sono state uno straordinario sommovimento democratico e hanno affermato che c'è una proprietà pubblica della politica. A Livorno e provincia c'è stato un valido apporto degli elettori di Vendola a Bersani: da domani lavoreremo insieme per vincere politiche e amministrative». Sull’altro versante, il pro Tabacci Pasquale Lamberti parla di «grande occasione per aprire una positiva stagione nel Paese, in Toscana e a Livorno». Dal centro a Vendola: riusciranno davvero a stare insieme?

Nella sede di via Donnini, dove ieri sera si sono riuniti segretari di circoli, onorevoli e rappresentanti delle istituzioni, il clima non è però quello della grande festa. E non per la giornata elettorale che, diciamo la verità, aveva perso già dalle prime ore l’adrenalina del primo turno e si trascinava stanca verso il traguardo finale. Nell’aria, a farsi respirare, c’è soprattutto preoccupazione: nel giorno in cui il Pd chiama i livornesi alle urne, nelle strade del centro scoppia la rottura tra una parte della città, i partiti, le istituzioni. «C’è poco da festeggiare», bisbigliano tra i corridoi bersaniani. Con De Filicaia che si dice «preoccupato» e pur condannando gli scontri lancia una scialuppa di dialogo ai manifestanti (a pagina 4).

Da oggi, dice, il Pd si trova ad affrontare due urgenze. La prima: «Impegno sul territorio partendo da una mozione per bloccare gli sfratti. Poi porto, riassetto delle Province e discussione sul futuro della sanità livornese, con il cambio ai vertici della Asl 6». La seconda: «Riorganizziamo il partito sul territorio, alla luce delle risorse sempre minori». Si riferisce al taglio delle sedi dei circoli.

Ma soprattutto ci sarà da tenere insieme il partito, con i renziani che di fatto si sono conquistati una bella fetta di elettorato. La guerra ricomincerà quando dovranno decidere chi andrà in Parlamento? «Non starò a usare il bilancino – avverte subito il segretario – lavoreremo insieme, per scegliere i candidati (se non cambierà la legge elettorale e non ci saranno le preferenze) faremo le primarie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore