Gioco
Bagno di folla per Bersani «Tutti rispettino le regole»
Oltre mille al Terminal Crociere: «Noi non facciamo brogli, non si sfregi questo capolavoro di partecipazione». «Non nascono foglie nuove senza radici»
LIVORNO. «Io sono nata in Italia, sono cresciuta a San Jacopo, faccio Karate, sono cintura gialla. Io sono livornese. Sono italiana. Vorrei che mi aiutasse a farlo dire anche alla legge». Le parole che aprono il comizio di Pierluigi Bersani a Livorno sono quelle di Bintou, 10 anni, figlia di Diop Mbaye. «La promessa l’ho fatta e la mantengo», le risponde dal palco il segretario del Pd.
In più di mille, ieri sera, si sono radunati al Terminal Crociere della Stazione Marittima (dove due settimane fa si è fatto sentire anche Matteo Renzi) per ascoltare le parole del leader nazionale del Pd che ha scelto di chiudere a Livorno il tour de force toscano in vista del ballottaggio.
Livorno - tra calore e applausi all’interno, tensioni e striscioni all’esterno - un po’ della solita ironia ce la mette quando i rappresentanti del Pd gli regalano un pacco con 5&5 e birra della casa: quella del Piccolo Birrificio Clandestino, chiamata - manco a farlo apposta - “Villa Serena”.
In platea ci sono sindaci, presidenti di Provincia, onorevoli, segretari di partito, bersaniani armati di magliette, qualche renziano, vendoliani, socialisti e centristi, il mondo dei circoli. C’è anche il governatore Enrico Rossi, appena iscritto nel registro degli indagati per il buco della Asl di Massa: «Ma se sono stato io il primo a denunciare quello che stava accadendo...», taglia corto.
Dal palco Bersani fa scattare gli applausi più lunghi dei livornesi quando parla di diritti civili. Quando dice che i figli di immigrati regolari come Bintou devono essere cittadini italiani, quando ripete che «ci vuole una legge contro l’omofobia, per le unioni civili e le coppie omosessuali: se Casini non la vuole si fa lo stesso». Quando grida che «non si umiliano i palestinesi che disperatamente cercano democrazia, si appoggiano forze che in Israele sono moderate» e «il voto italiano per la Palestina all’Onu è stato il primo gesto di virilità nella politica estera italiana da qualche anno a questa parte». Con quel «virilità» che divide subito su Twitter.
Il segretario da Livorno lancia le ultime stoccate a Renzi. Non troppe, per la verità, perché parla soprattutto di «lavoro, diritti e moralità che devono essere le parole che segneranno la prossima legislatura».
Al sindaco di Firenze - in tema di iscrizioni e primarie - manda a dire che «le regole le abbiamo volute e accettate, ora rispettiamole. Non abbiamo bisogno di fuoco amico, di avversari ne avremo abbastanza». E ancora: «Noi non facciamo brogli. Non si sfregi questo capolavoro di partecipazione che è di tutti e serve all’Italia. Chi si candida a governare deve dimostrare con l’esempio che rispetta le regole». «La destra – aggiunge – esiste ancora, è un po’ in confusione, ma esiste. Mi piacerebbe che il mio contendente pronunciasse la parola destra ogni tanto...».
Poi via con le metafore quando al sindaco rottamatore dice che «non nascono foglie nuove senza radici» e «bisogna far girare la ruota per i giovani, chi ha esperienza deve dare una mano, non deve essere preso a calci». «Lasciamo stare l’anagrafe: diciamo piuttosto che la destra ci ha rubato le parole merito e opportunità: le ha staccate dalla parola uguaglianza. Se in Italia 15mila ragazzi in meno si iscrivono all’università è perché le famiglie non hanno soldi, perché c’è un’enorme disuguaglianza nei redditi».
Bersani tira fuori il linguaggio delle fabbriche, passa da Piombino e dai cantieri navali. Chiede di ripartire dal lavoro. Parla dell’orgoglio del saper fare italiano: «A Piombino sono capaci di fare un binario di 108 metri senza saldature, nei cantieri di Pisa fanno yacht che sono il meglio del meglio». E dalla platea suggeriscono timidamente che «li facciamo anche a Livorno...».
Uno spaccato del dramma del lavoro lo raccontano le donne della Sodexo, settore sanità, che protestano sotto la pioggia con striscioni e cartelli, poi entrano e chiedono di parlare col segretario che le ascolta strofinandosi testa e fronte. «Se toccherà a me – chiude – cari italiani non chiederò di piacervi ma di essere creduto perché vi dirò come stanno le cose e insieme ne verremo fuori, chiedendo di dare di più a chi ha di più».
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