Gioco
Niente crisi per i siluri e ora la Wass apre alle produzioni civili
La fabbrica di via del Levante usa la tecnologia militare per creare sistemi di sicurezza e un “drone” subacqueo
LIVORNO. La Wass è la numero uno al mondo nella produzione di siluri ma adesso, per la prima volta, apre la porta a un utilizzo in campo civile del proprio know how militare. Come? Rovesciandone la logica: se il siluro ha bisogno di “antenne” sensibilissime per “sentire” dov’è la nave-bersaglio, si può utilizzare questa capacità anche al contrario, per “capire” da dove arriva minaccia o un pericolo.
Esempi? Tre in particolare. A cominciare dai sistemi anti-intrusione a difesa di porti o di piattaforme offshore mediante una rete di sensori acustici e magnetici: «Sulla base dell’ esperienza che noi della Wass abbiamo accumulato nel settore militare – dicono dal quartier generale di via del Levante – in virtù di raffinati algoritmi di digital signal processing e di sofisticati trasduttori ceramici, siamo in grado di intercettare anche un singolo sub con autorespiratore, come dimostrato dai test fatti in mare sotto gli occhi della Marina».
L’altro prodotto civile è un sonar anti-collisione da montare su barche di medie dimensioni per accorgersi della presenza di tronchi o container semi-sommersi che a filo d’acqua sono spesso poco visibili e potrebbero danneggiare lo scafo fino a causarne l’affondamento. È questo un prodotto per il quale la Wass sta cercando un partner industriali che su licenza ne curi la produzione e la commercializzazione.
Il terzo porta nel marchio V-Fides qualcosa di labronico: è un veicolo subacqueo multi-missione: in grado di arrivare negli abissi marini (fino a 2mila metri di profondità) e senza pilota, un po’ come un drone. Nasce da un finanziamento-pilota della Regione a un pool che, con Wass capofila, vede protagonista il polo universitario di logistica a Villa Letizia, la Scuola superiore Sant’Anna, la Kayser e un grappolo di piccole e medie imprese toscane.
A cosa può servire? In funzione anti-inquinamento: magari per prelievi a differenti profondità, anche a caccia di mercurio che attraverso i pesci finisce nella catena alimentare dell’uomo. «Entro la fine del prossimo anno – dice l’amministratore delegato Renzo Lunardi – faremo i test nelle acque dello Scoglio della Regina per un primo prototipo del V-Fides, siamo intenzionati a dotarlo successivamente di bracci e sensori».
Non ci vuol molto per immaginarne l’uso nelle operazioni sul relitto del Costa Concordia o per riuscire a ritrovare i bidoni di rifiuti tossici finiti nel nostro mare e mai ritrovati.
La Wass è una fabbrica di armi: ha alle spalle una storia lunga più di un secolo e, dopo che da Fiume la società del fondatore Robert Whitehead venne trasferita a Livorno, differenti assetti proprietari (prima la famiglia Orlando, poi la Fiat, quindi Gilardini, poi il passaggio in orbita pubblica sotto l’ombrello di Finmeccanica). Inutile dire che è sempre stata guardata con poca simpatia dalla città. Il numero uno della società ne è ben consapevole: «La Wass non dev’essere percepita come un imbarazzo, semmai siamo un valore aggiunto. I nostri siluri vengono acquistati dalle Marine di mezzo mondo come deterrente: non siamo una azienda che semina morte, negli ultimi cinquant’anni le nostre produzioni militari non hanno fatto vittime».
Lunardi mette nero su bianco le cifre dei bilanci Wass: salta agli occhi che evidentemente i siluri non conoscono crisi. Il messaggio che parte dall’azienda del gruppo pubblico Finmeccanica ce la mette tutta per essere rassicurante, a dispetto della tempesta giudiziaria che ha investito la casa-madre: «A fine anno – dice Lunardi – il fatturato, mantenendo i livelli degli anni precedenti, si attesterà sui 150 milioni di euro con un Ebit (risultato ante-imposte) fra il 9 e il 10%. Mantenendo i livelli degli anni precedenti, mai neanche un’ora di cassa integrazione».
Sono stati tagliati i budget della Marina e il 95% del fatturato arriva dall’export. Ma, non avendo l’Italia un proprio sommergibile, è come se si dovesse convincere la clientela ad acquistare una Volkswagen o una Peugeot ma con gli interni o il motore della Fiat. I competitori sono giganti come i tedeschi di Stn-Atlas, i francesi di Dncs-Thales o gli americani di Raytheon. Quello delle produzioni militari – viene fatto rilevare – è un settore in cui le compravendite sono regolate da accordi fra i governi, non dalla semplice forza del marketing di questa o quella azienda.
La Wass ha mezzo migliaio di dipendenti (400 dei quali nella sede livornese, più un indotto altrettanto numeroso): 186 laureati e quasi altrettanti diplomati, più della metà sono sotto i 45 anni e hanno una anzianità media di 15 anni.
«Il futuro? Nel 2013 riprenderemo a crescere», afferma l’amministratore delegato: «Abbiamo un portafoglio ordini che vale 320 milioni di euro tale da permetterci di immaginare un programma che, seppur con qualche cautela, ci farà tornare ad assumere».
Mauro Zucchelli
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