Il Tirreno

Livorno

Morì in porto schiacciato da tubo due patteggiamenti e un processo

di Lara Loreti
Morì in porto schiacciato da tubo due patteggiamenti e un processo

Un anno e 6 mesi al legale rappresentante della ditta concessionaria dell’area, 14 mesi al collega A giudizio invece il titolare dell’impresa per cui la vittima lavorava. Il carico fu movimentato male

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LIVORNO. Impossibile dimenticare l’immagine di Francesco Ratti disteso a terra, schiacciato a metà da un tubo di acciaio di oltre due tonnellate e lungo 11 metri. Il suo corpo il 17 giugno 2010 fu massacrato alla Calata Neghelli del varco Galvani, dal peso di un carico che non era stato movimentato a dovere. Aveva 46 anni ed era dipendente della ditta campana Federtrans. È quanto accertato dall’indagine dei pm Antonio Giaconi e Fiorenza Marrara ed emerso nel processo, che ieri ha segnato una prima tappa. Due dei tre imputati hanno patteggiato in tutto due anni e otto mesi. Lo ha stabilito il giudice Giovanni Zucconi ieri nel corso dell’udienza davanti alla pm Marrara. Il terzo è stato rinviato a giudizio.

Ha patteggiato un anno e sei mesi Ugo Grifoni, livornese di 72 anni, residente a Montenero: era imputato in quanto legale rappresentante e presidente del cda della ditta Lorenzini, l’impresa portuale concessionaria dell’area calata Neghelli dove è avvenuto l’infortunio mortale e dove era diretto il carico. Il coinvolgimento di Grifoni riguardava le inadeguate valutazioni sul pericolo derivante dalla movimentazione della merce.

C’è da dire che all’interno del documento di valutazione dei rischi non si faceva riferimento al tipo di apparecchiature di sollevamento necessarie durante le fasi di scarico dei tubi metallici in questione. Inoltre, il carrello usato per la movimentazione, secondo quanto accertato, non era stato oggetto di una manutenzione idonea all’uso: al momento dell’incidente il mezzo aveva le ruote posteriori danneggiate.

Un anno e due mesi ,invece, è la pena patteggiata da Antioco Giuseppe, 39 anni, di origini palermitane ma residente a Collesalvetti, dipendente della ditta Lorenzini srl. Secondo il giudice non ha utilizzato bene le attrezzature di lavoro nel movimentare il carico. Quel giorno Antioco, carrellista, aveva il compito di scaricare i tubi. In pratica, secondo la ricostruzione emersa, Ratti si trovava a terra in una zona priva di cartelli o contrassegni e considerata non di sicurezza, mentre Antioco era impegnato nello scarico dei tubi. Solo che le forche dell’elevatore si trovavano a quote differenti e il carrellista non aveva provveduto a inclinare all’indietro il carico per mantenerlo più stabile. Cosa che ha favorito la caduta di uno dei tubi che si trovavano nella parte inferiore.

È stato invece rinviato a giudizio Benito Raffone De Iulio, 45 anni, salernitano legale rappresentante e amministratore della Federtrans srl, ditta per cui lavorava la vittima. Il giudice lo ha rinviato a giudizio per non aver redatto il documento di valutazione dei rischi, non avendo stabilito le procedure operative cui gli addetti al trasporto si dovevano ottenere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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