Gioco
Fra Olanda e Livorno prove tecniche di alleanza
All’interporto il convegno confindustriale con l’ambasciatore e gli imprenditori Le possibili collaborazioni su logistica, ambiente, innovazione e cantieristica
GUASTICCE. Nel nostro continente è olandese il porto più grande e il terzo degli aeroporti, ha sede in Olanda più della metà dei centri di distribuzione europea delle multinazionali americane o asiatiche. E' con queste credenziali che i Paesi Bassi, per bocca dell'ambasciatore a Roma, Michiel den Hond, si sono presentati all'incontro con l'imprenditoria livornese in un conclave ad alto livello organizzato all'interporto in tandem con Confindustria. Il know how giusto per presentarsi a un territorio che ha un porto, sicuramente non paragonabile con il gigante Rotterdam, eppure – ripete il diplomatico – «con una promettente prospettiva di sviluppo nel Sud Europa».
D'altronde, Livorno – lo ricorda Alberto Ricci, numero uno di Confindustria – ha dalla sua la presenza di 29 multinazionali, segno di apertura a investitori stranieri. Den Hond e Ricci sottolineano che «dalla collaborazione entrambe le parti escono vincenti».
Belle parole e formule di cortesia? Non solo: intanto perché, come dice den Hond, «se non c'è contatto non c'è contratto». Poi perché nel pomeriggio il dialogo faccia a faccia livornese-olandese è proseguito nel segno dei rapporti diretti fra uomini d'affari dei due Paesi. E non stiamo parlando di un feeling generico bensì dell'esplorazione concreta di alleanze e intese in settori specifici come infrastrutture e logistica, ambiente, innovazione sostenibile, inquinamento marino, difesa delle coste, cantieristica, turismo.
Nel convegno del mattino gli esempi virtuosi erano stati portati dai manager di Randstad, Waterfronts - Royal HaskoningDhv, Boskalis International, leader mondiale nel dragaggio, e dai rappresentanti di realtà livornesi come il gruppo Neri (Piero Neri e Francesco Volpi), Argol (Luca Mariotti) e Azimut Benetti (Vincenzo Poerio).
Proprio dalla scelta dell'interporto come sede del meeting balza agli occhi la potenzialità infrastrutturale che Livorno ha e, al tempo stesso, i guai concreti: una delle più vasta pianure retroportuali del Bel Paese che però attende ancora oggi il collegamento ferroviario diretto con il porto. Mentre, come dice Otto Rosier (ministero delle infrastrutture dell'Aja) «l'Olanda l'hanno fatta gli olandesi rubandola al mare» e Liesbetth Staps (Dinalog) segnala che «da noi la logistica è una scienza insegnata in ben 8 facoltà universitarie e 11 istituti tecnici».
Livorno e la Toscana però provano a giocare le proprie carte. Le squaderna Nicola Morelli, dirigente del settore porti della Regione, che ricorda i punti-chiave del "programma di sviluppo 2011-2015": piattaforma logistica costiera, sviluppo della triade portuale Livorno-Carrara-Piombino, progetti di riqualificazione del waterfront, adeguamento delle infrastrutture legate all'intermodalità. Ma Giuliano Gallanti, al timone dell'Authority labronica, ammette: «Abbiamo molto da imparare. Qui siamo soffocati dalla burocrazia e non c'è autonomia economica. Quando siamo andati a studiare il porto di Rotterdam l'organizzazione ci ha impressionati».
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