Il Tirreno

Livorno

In piscina con l’auto del Comune

LIVORNO

Dipendente comunale condannato: sette mesi per peculato, assolto da truffa

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LIVORNO. Era accusato di aver approfittato dell’auto di servizio per andare in piscina e di aver fatto una truffa insieme a due colleghe ai danni dell’amministrazione comunale. Riccardo Stefanini, 53 anni, dipendente della Protezione civile, ieri mattina è stato condannato a 7 mesi (pena sospesa) per il peculato, ma è stato assolto dalla truffa.

La decisione è stata presa dal collegio del Tribunale: il pm che ha seguito il caso è Massimo Mannucci mentre ad assistere Stefanini c’era l’avvocata Nicoletta Ricci. Assolte dall’accusa di concorso in truffa anche altre 2 dipendenti dello stesso ufficio di Protezione civile, 50 anni entrambe, Giovanna Nenci e Cristina Licheri. Il pm per lui aveva chiesto 10 mesi mentre per le donne tre mesi in più. Il Comune si è costituito parte civile e, nel momento in cui la sentenza passerà in giudicato, dovrà valutare se portare avanti un provvedimento disciplinare verso il dipendente. Già nel momento in cui aveva ricevuto l’avviso di garanzia, Stefanini era stato sottoposto a un provvedimento disciplinare di sospensione di sei mesi. Poi, quando l’impiegato è stato rinviato a giudizio, l’amministrazione ha interrotto ogni sospensione in attesa della fine del giudizio.

Secondo l’accusa, Stefanini si era recato a nuotare a bordo di una Fiat Panda e di una Land Cruiser, auto in dotazione alla Protezione civile, il 24, il 27 e il 30 marzo 2009. Lo avevano immortalato i carabinieri, che all’epoca avevano seguito le indagini.

Ma il dipendente comunale, uno dei volti più noti della Protezione civile, specialmente in questi giorni di maltempo, respinge anche l’accusa di peculato e si difende mettendo in evidenza il suo attaccamento al lavoro.

«Sono il dipendente che ha fatto più ore di straordinario in Comune - dice Stefanini - Per me il lavoro, non voglio dire che sia una missione, ma sicuramente è un servizio per il cittadino: una cosa in cui io credo molto». L’impiegato spiega cosa successe esattamente all’epoca dei fatti, secondo la sua versione: «In quel periodo ero impegnato con i rimborsi ai cittadini per l’alluvione: dovevamo fare 600 sopralluoghi in 60 giorni e io lavoravo dalle 7 alle 20. Per me rimborsare i cittadini era la priorità. Inoltre andavo in piscina perché avevo un problema all’anca e avevo rimandato l’operazione proprio per non perdere tempo per i rimborsi». Stefanini conclude commentando la sentenza nella sua interezza: «La considero una decisione dolceamara - spiega - perché da un lato mi solleva tantissimo l’assoluzione dalla truffa: mai ho truffato il Comune e mai ho pensato di farlo. D’altro canto, però, mi dispiace per il peculato: se mi trovassi di nuovo in una situazione di quel tipo, non so se non lo rifarei, perché io sono convinto di stare nel giusto. E anche col Comune e col sindaco ho chiarito tutto».

Lara Loreti

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