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Senza scuola né lavoro un giovane su 5: Livorno record al Centro Nord
Dalla griglia di dati emersi nell’indagine del “Sole 24 Ore” abbiamo preso le mosse per anadre a caccia di altri indicatori statistici: ne salta fuori il quadro di un territorio che, da un lato, vede esplodere la cassa integrazione e, dall’altro, rischia di veder indebolito il proprio capitale umano. Soprattutto quello delle giovani generazioni
LIVORNO. Nella consueta classifica di fine anno del “Sole 24 Ore” dedicata alla qualità della vita la provincia di Livorno precipita dall’inatteso 14° posto dello scorso anno al 30° attuale: un tonfo che ci fa perdere 16 posizioni, solo pochissime province in tutta Italia segnano un arretramento così marcato. Ma non c’è solo quella griglia di indicatori statistici a mostrare l’affanno del nostro territorio: basti pensare, ad esempio, al fatto che in ottobre le ore autorizzate di cassa integrazione sono più che quadruplicate rispetto allo stesso mese dello scorso anno (e fra gli impiegati si sono addirittura moltiplicate per dieci).
Eppure – a sorpresa – nonostante gli spinosi casi Agelp, Cooplat, Labronica Corse, Trw,Mtm e via dicendo, nell’inchiesta dell’équipe del quotidiano confindustriale, Livorno non esce malissimo sotto il profilo economico: in miglioramento seppur di poco i depositi bancari così come l’imprenditorialità. La disoccupazione non arriva al 6,4% anche se il dato è forse un po’ troppo ottimistico: nel senso che spesso il lavoro è ridotto a pezzetti di occupazione precaria, una miriade di lavoricchi che non danno sicurezze. Comunque sia, nei dati Findomestic sulla spesa per auto, computer, elettrodomestici e mobili salta agli occhi che abbiamo ridotto un po’ la spesa (1 1.189 euro a testa, cioè 38 in meno rispetto all'anno precedente) ma assai meno di quel che hanno fatto in altre realtà, e dunque eccoci schizzare fra le 23 province xon talento da “cicala”.
Al di là dei dati del “Sole” ci sono anche altri indicatori che segnalano come in realtà il problema stia diventando ancor più radicale di quel che sembra, e già non sembra bello: si intacca la qualità del capitale umano. La riprova? È il dossier di “Italia Lavoro” sui giovani “né né”, cioè quelli che né lavorano né studiano. Nella nostra provincia è un esercito di quasi diecimila giovani fra i 15 e i 29 anni. Tantissimi: solprattutto in raffronto a quel che accade in altre città: qui da noi sono il 21,1%, a Pisa non arrivano al 17% e a Lucca sono poco più del 13%. In breve: in tutta la metà d’Italia che sta a nord di Roma solo cinque province sono in condizioni peggiori. E chi la paga più cara sono le ragazze: anche perché mentre fra i maschi livornesi nell’ultimo anno questa tendenza è calata, fra le ragazze ha avuto una ulteriore crescita e ormai più del 25% non va a scuola e non va al lavoro. Solo due province (Brescia e Viterbo) hanno una percentuale più alta.
Al tempo stesso finiamo fra le province dove più bassa è la quota di laureati fra i giovani in età 25-30 anni: appena il 5,7%, dice l’Istat. Senza contare che, secondo l’Osservatorio Scolastico Provinciale, il 30% degli studenti che conquistano il diploma lo fa con voti assai bassi (sotto 70) e nelle superiori di Livorno città un ragazzo su tre ha alle spalle almeno una bocciatura (uno su 25 ne ha addrittura tre o quattro).
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