Il dolore
Consiglio interrotto dai precari
Doppia protesta in Comune: prima i lavoratori del Caprilli, poi i disoccupati
LIVORNO. Alle cinque del pomeriggio, mentre in piazza civica sembra ricominciare il diluvio, dentro il municipio piovono tuoni e saette. Il consiglio non è ancora cominciato e una decina di lavoratori della Labronica Corse Cavalli prendono da una parte il sindaco Cosimi e pretendono spiegazioni sul silenzio che - lo accusano - l’ha caratterizzato finora sul futuro dell’ippodromo e dei suoi lavoratori. Cosimi si accalora e replica ribadendo tre volte di fila lo stesso concetto: «Ci sono tre possibilità davanti a noi - dice - la ristrutturazione del debito, il concordato preventivo, il fallimento. E’ evidente che cercheremo di evitare la terza opzione».
La data fondamentale per la società partecipata al cento per cento dal Comune è quella del 10 dicembre. E’ per questo che i lavoratori sono in municipio. Perché vogliono che a quel giorno, quando Alfea presenterà una proposta per il Caprilli, si arrivi preparati a qualunque scenario. E’ per questo che gli stessi lavoratori hanno annunciato lo stato d’agitazione, decidendo il blocco degli straordinari e minacciando di far saltare la giornata di corse di domani. Il sindaco cerca di tranquillizzarsi e di farli tornare sui propri passi: «Bisogna prepararsi a diversi scenari - annuncia, forse lanciando un messaggio ad Alfea -. Perché se qualcuno pensa di prendere l’ippodromo di Livorno con un tozzo di pane dovrà ricredersi e noi trovare soluzioni alternative». I lavoratori però chiedono un impegno e allora, proprio mentre il presidente del consiglio Bianchi dà il via ai lavori, Cosimi si chiude in sala giunta con quelli della Labronica e ci resta per oltre un’ora. Alla fine il confronto, schietto e accalorata, convince i lavoratori a desistere dallo stop alle corse di domani e si chiude con un appuntamento al 4 dicembre.
Proprio mentre in sala giunta si discute del Caprilli e in aula l’assessore Nebbiai parla di Spil, sulle scale del municipio arrivano in quaranta. Sono quelli del comitato precari disoccupati dell’ex caserma occupata. Arrivano in sala consiliare ed espongono uno striscione: “Casa e reddito per disoccupati e precari”. Enrico Bianchi ricorda che non sono ammessi striscioni in sala e i vigili lo tolgono. Quelli dell’ex caserma però restano. E dopo una decina di minuti prendono la parola interrompendo il consiglio per leggere un documento. E’ il motivo per cui sono lì: per chiedere che il progetto della raccolta porta a porta sia un’occasione di reddito per i disoccupati. Con l’assessore all’ambiente i rappresentanti del comitato hanno già fissato un appuntamento per questa mattina. Ma intanto vogliono spiegare le loro riflessioni al consiglio: «Quando Grassi parla di 10 miloni di euro da dedicare al porta a porta attraverso la mediazione di Aamps ci fa pensare alla casualità delle cifre. A meno che non si debba pensare che la manovra sia un’operazione speculativa per immettere denaro nelle casse di Aamps. Ci sono studi invece che che dimostrano come con l’aumentare della differenziata diminuisca il costo dei rifiuti. Se consideramo la popolazione livornese la differenziata costerebbe 66 euro pro capite a regime e andrebbe a generare un risparmio capace di coprire i costi del progetto».
La lettura dura una decina di minuti durante i quali il consiglio viene interrotto. Quando arrivano alcuni dirigenti della questura e tre carabinieri, la situazione è già tornata nella norma e quelli dell’ex caserma usciti dall’aula.
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