Sicurezza
Vernacoliere, la risposta di sette degli autori cacciati
I disegnatori ricostruiscono gli avvenimenti che li hanno portati in rotta di collisione con Mario Cardinali
Dopo che Mario Cardinali, patron del Vernacoliere, ha cacciato undici dei suoi vignettisti, ecco la risposta di sette degli epurati dal mensile satirico.
“Spett.le redazione del Il Tirreno,
in riferimento all'articolo da voi pubblicato in data 24/11/12 con il titolo "Guerra al Vernacoliere" forniamo precisazioni rispetto alla ricostruzione, che si discosta dalla realtà e rischia così di penalizzare i nostri profili professionali.
Prima di tutto la pagina pubblica Facebook dichiaratamente non ufficiale "Il Vernacoliere - Pagina degli Autori", di cui nessuno di noi è fondatore ma a cui siamo stati invitati a partecipare, era a disposizione di tutti gli autori del mensile, storici o meno, e di tutta la redazione, compreso quindi Mario Cardinali. Dopo "l'epurazione degli 11", alla fine 10, la pagina è rimasta aperta con i suoi 22mila fan ottenuti anche grazie agli autori cacciati e sono continuate sporadiche pubblicazioni, presumibilmente col benestare della direzione.
È impreciso il Cardinali quando dice, riferendosi agli epurati: "Gli ho fatto fare una vignetta ogni tanto". In molti casi infatti si trattava di autori che pubblicavano ogni mese, alcuni da anni, perfino con rubrica fissa con tanto di nome, e non solo vignette, ma anche battute, articoli e fumetti. Tra loro, inoltre, su invito esplicito di Cardinali, c'è pure chi ha collaborato alle Agende del Vernacoliere, sempre senza essere retribuiti. Tutti quanti infine ricevevano ogni mese un'email dalla redazione con la data di scadenza per la consegna dei lavori per il numero successivo.
Ma veniamo al punto principale e che è stato totalmente omesso: il gruppo chiuso su Facebook, di cui nessuno di noi è fondatore ma a cui siamo stati invitati a partecipare, serviva a stabilire le regole per la pubblicazione nella pagina pubblica e saltuariamente anche a fornire una piattaforma per il confronto fra gli autori. In questo contesto si è incominciato a discutere di questioni legate al mensile: la sua apertura ai social network, cosa ritenuta positiva per il giornale; lo stile di diverse vignette e autori; il fatto che a molti collaboratori, nonostante scrivessero sul giornale con regolarità e da un certo tempo, anche anni, non arrivasse un singolo euro. Questo punto in particolare ha aperto un ampio confronto di idee all'interno del gruppo. Tra le altre cose è stato proposto quindi di scrivere una lettera collettiva al direttore, che gli rendesse note le discussioni e che ponesse l'accento sulla richiesta di un compenso simbolico ai collaboratori attivi da un numero minimo di mesi. Compenso stabilito per sondaggio in 30 euro lordi: una questione più di rispetto del lavoro che di soldi, che i richiedenti consideravano in linea con una rivista che vanta decine di migliaia di copie vendute. Ebbene, questa lettera è stata discussa e messa ai voti e ha perso: la maggior parte degli autori ha votato contro. Voto contrario che è stato perfino espresso e argomentato anche da alcuni degli autori che poi paradossalmente sono stati cacciati. (!)
Storia finita quindi, fino a quando qualcuno ha riportato al direttore le discussioni avvenute nel gruppo, al quale, si ricorda, avrebbe potuto partecipare. Queste sono state forse viste come un affronto tale (e si badi bene: nessuna proposta era stata approvata né tantomeno avanzata) da comportare l'immediata e in alcuni casi anche sgarbata epurazione di 10 collaboratori. Tutti da Mario Cardinali considerati colpevoli, diversamente per grado e intensità, ma accomunati da una sorta di orwelliano "psicoreato" ovvero l'aver discusso liberamente.
Insomma, per fare vignette e scrivere testi contro un Marchionne che licenzia i sindacalisti, a quanto pare, c'è bisogno di collaboratori che non solo lavorino gratis ma che non osino neppure ardire di confrontarsi liberamente fra loro sulla rivista e le sue politiche.
Pazienza... faccenda chiusa, ma dolorosamente riaperta dal vostro articolo del 24 novembre, dalle cui accuse abbiamo il diritto di difenderci.
In questi anni di collaborazione ci siamo sempre posti nei confronti del Vernacoliere, del suo direttore e dei suoi autori storici con umiltà, rispetto, educazione e senza mai nulla pretendere. Non abbiamo ricevuto altrettanto, come si evince dall'articolo da voi pubblicato.
Franco Sardo
Franco Cappelletti
Roberta Piredda
Alessandra Lazzaro
Daniele Rielli
Andy Ventura
Stefano Antonucci
PS: Gli epurati non firmatari hanno deciso di intraprendere vie di chiarimento diverse dalla lettera a mezzo stampa, oppure di soprassedere. Li capiamo, ma a nostro avviso il torto fattoci in pubblico richiedeva una tempestiva e definitiva risposta.
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